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Archivio per la categoria ‘La Via’

Quotidiana diminuzione

Agosto 31, 2009 viasenzanome 2 commenti

Se ti interessi di sviluppo personale, fai attenzione ad una trappola in cui potresti cadere: l’eccessiva concentrazione sullo sviluppo di te stesso può portarti a pensare che così come sei ora non vai bene. Si tratta di un errore cognitivo abbastanza comune: è possibile sia essere OK così come si è ora, sia voler migliorare. Non sono due aspetti mutualmente esclusivi.

Diversamente, quello che dovrebbe essere un aiuto e uno strumento, diventa una “droga”. C’è sempre qualche aspetto di te che puoi migliorare, sempre qualcos’altro che puoi cambiare, con l’unico risultato di sentirsi eternamente inadeguati.

Un’altra cosa di cui stare attenti è il pensare che la vera evoluzione personale sia l’aggiunta di qualcosa che non si ha. Niente di più sbagliato. Tutto quello di cui hai bisogno per arrivare alla felicità è già dentro di te. Proprio così, non hai bisogno di cercare la felicità all’esterno, e nemmeno cercare metodi che te la diano, perchè è già lì. Quello che devi fare è eliminare tutti i condizionamenti, le convinzioni negative e i pensieri disfunzionali che ti impediscono di sperimentarla. L’evoluzione è quotidiana semplificazione e diminuzione, non aumento.

Conclusione

Stai in guardia dagli errori cognitivi di cui la tua mente può essere vittima, domala e sii consapevole che:

  • Tu sei OK così come sei, ma puoi tranquillamente voler migliorare qualche aspetto della tua vita
  • La felicità è già dentro di te
  • Usa l’evoluzione personale come uno strumento: abbi con uno scopo e non appena è stato raggiunto passa ad altro
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Il volto originario

Molti di noi si rendono conto che la faccia che mostriamo al mondo ogni giorno non è il nostro vero volto. La nostra “vera natura” è soffocata da paure, condizionamenti e convinzioni errate circa noi stessi e il mondo in cui viviamo.

Di conseguenza, la strada per portare la nostra vera identità allo scoperto NON consiste nell’eliminare ogni freno che abbiamo. La conseguenza sarebbe lasciare campo libero ai nostri condizionamenti di contaminare ogni azione e ogni pensiero che abbiamo. Fidati su questo, io lo so per esperienza.

Il nostro autentico, il nostro volto originario come lo definisce lo Zen, è sepolto da anni di errori di interpretazione e convinzioni negative che dobbiamo togliere strato dopo strato per portare alla luce la gemma che risplende al di sotto. E questo richiede lavoro.

Essere sè stessi, senza paure o limitazioni significa libertà. Ma per avere vera libertà occorre esercitare la disciplina. Sembra un controsenso ma è così.

Per sottolineare i concetti, mi avvalgo delle parole di D. T. Suzuki nel suo libro “Introduzione al Buddhismo Zen”:

Noi tutti, in realtà, viviamo sotto molti strati di illusioni e ipocrisie che non hanno nulla a che fare con il nostro sè più profondo.

Raggiungere l’autenticità, ciò che viene chiamata “virtù segreta”, è una cosa semplice ma che richiede un impegno costante. Significa seguire la corrente, vivere nel qui ed ora senza preoccuparsi inutilmente del passato (che non c’è più) e del futuro (che deve ancora venire, e che è influenzato dalle nostre azioni presenti). Con le parole di Suzuki:

virtù segreta [...] significa non sciupare le proprie risorse naturali; fare pieno uso, economico e morale, di qualunque evenienza si produca nella nostra vita; trattare voi e il mondo nel raggio d’apprezzamento più alto e reverenziale. E in dettaglio, praticare la gentilezza senza alcun pensiero di ricompensa. Un bambino sta annegando, io mi tuffo in acqua e il bambino è salvo. Cioè faccio tutto quanto è richiesto dalla circostanza; ciò che è fatto è fatto. io procedo, non guado mai indietro, e non ci penso. Passa una nuvola e il cielo non è mai stato tanto blu e tanto ampio come ora.

A cosa porta l’autenticità, il riscoprire il proprio senza il filtro dell’ego o dell’io? Uno stato, un modo di vedere le cose e vivere la vita che può solo essere intuito da chi non ne ha fatto esperienza diretta.

Il filosofo cinese Lieh-Tzu descrive questo atteggiamento nel modo più limpido: “Ho avvezzato la mia mente a pensare senza impacci ciò che essa voleva e la mia bocca, ad esprimere ciò che le piaceva; io allora ho scordato ‘questo-si e questo-no’, la ‘perdita o il guadagno’, erano miei o d’altri; nè mai ho cercato di sapere se Lao-shang-shi fosse il mio maestro o Pao-kao mio amico; e così esteriormente e interiormente sono stato completamente trasformato. E allora l’occhio è diventato come l’orecchio, e l’orecchio come il naso, e il naso come la bocca; e non c’era nulla che non fosse identificato. Non appena la mente si contentrava la forma si dissolveva, le ossa e la carne si scioglievano; io non sapevo più su che cosa poggiasse il mio corpo e dove i piedi mi portassere; semplicemente, col vento, mi muovevo a ovest e a est, come una foglio che oscilla alla corrente; ignoravo se ero io a cavalcare il vento i il vento a sospingere me.

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Domare la mente

Voglio con questo post lanciare un messaggio di speranza: se stai affrontando un problema o un momento difficile, se nella tua testa e/o nel tuo cuore c’è una tempesta… la soluzione è dietro l’angolo.

In qualsiasi situazione se mantieni la calma, non ci sarà nessun problema che non potrai superare. Quando perdi il controllo della tua mente e la lasci annebbiare dalle emozioni, sarai in balia degli eventi. Se la tua mente non è domata, non hai il controllo di te stesso e ogni problema verrà ingigantito, o addirittura qualcuno creato dal nulla.

Il flusso dei tuoi pensieri è come un fiume in piena, e tu sei in mezzo alle acque che lotti disperatamente per tenere la testa sopra il pelo dell’acqua e non affogare ad ogni ondata. Se invece la tua mente è domata, non è che i pensieri non ci siano: il fiume è sempre lì. La differenza è che non vieni trascinato da esso: sei seduto tranquillamente sulla riva a osservare le acque in tumulto.

Cosa fare?

Domare la mente però non è facile, è il viaggio di una vita. Ma proprio per questo vale la pena cominciare subito. Ogni volta che c’è un problema, che ti senti confuso e non sai cosa fare, prova ad adottare questa procedura:

  1. Calmati. Fai un respiro profondo e conta almeno fino a 5. Non agire in preda alle emozioni negative, quasi certamente te ne pentiresti. Aspetta che le nubi si diradino.
  2. Come mi sento? Che cosa provo?
  3. Che cos’è successo? Pensa ai fatti e non lasciarti andare a speculazioni, attieniti alla Realtà.
  4. Per quale motivo mi sento così? A causa di quali pensieri/convinzioni quello che è successo mi ha fatto sentire così?
  5. Il motivo è valido? Se non lo è, allora è inutile preoccuparsi. Se lo è, allora cosa posso fare?

Non è reprimendoli che ci si libera dei pensieri e delle emozioni negative, è sfidandoli apertamente con la propria ragione che si arriva a eliminarli.

Addendum

Potresti considerare anche di inserire nella tua routine giornaliera qualche minuto per meditare. E’ un grande aiuto per acquisire la padronanza sulla propria mente e per sviluppare calma e autocontrollo.

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Perchè scrivo?

Ognuno ha ragioni diverse per scrivere (in un blog ad esempio): qualcuno per condividere i propri interessi e aiutare il prossimo, qualcun altro per promuovere i propri prodotti, qualcun altro ancora per sfogarsi, altri per chiarire i propri pensieri, ecc. Ci sono mille motivi per mettere i propri pensieri per iscritto e ognuna è una ragione valida a seconda della persona.

Negli ultimi mesi, contrariamente a prima, non ho scritto molto. Mi sono domandato come mai e probabilmente ci sono molti motivi diversi, ma principalmente credo che ci fosse un deficit di passione, quell’ispirazione che spinge alla scrittura e che la rende una cosa piacevole.

Probabilmente ho tentato troppo di emulare lo stile di altri blogger, perdendo così però la volontà di scrivere. Pensavo a post “esaurienti”, su argomenti pratici, pensavo alla “struttura”. Tutto questo mi ha tolto la voglia di mettere i miei pensieri nero su bianco, ed è un peccato vista la quantità quasi imbarazzante di vantaggi che questa attività fornisce.

Perciò ora non tenterò di modellare il mio modo di scrivere da nessuno, e farò quello che mi riesce meglio: seguirò il flusso della mia coscienza. Anche se probabilmente dovrò disimparare diverse cose che fin’ora mi hanno trattenuto.

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Evoluzione personale, un passo alla volta

Nessuno è perfetto e tutti abbiamo delle aree nella nostra persona in cui possiamo (e in certi casi dovremmo) migliorare. Preferisco parlare di evoluzione piuttosto di cambiamento, perchè quest’ultimo comprende l’abbandono di qualcosa di vecchio per il nuovo, mentre io credo che quando si parli di identità non sia conveniente (e probabilmente possibile).

Per attuare un miglioramento di sorta, occorrono un paio di ingredienti:

  • capire se e cosa è necessario migliorare, probabilmente è utile stilare un elenco
  • focalizzarsi su un solo aspetto alla volta, per almeno 21 giorni

Il secondo punto deriva dal fatto che praticamente ogni cambiamento presuppone la sostituzione di una vecchia abitudine con una nuova. Di solito si tratta di adottare nuovi pattern di pensiero (ovvero quella serie di pensieri che vengono automaticamente in mente in una determinata situazione trigger). Ad esempio, se voglio smettere di lamentarmi inutilmente, devo prestare costante attenzione a quello che mi passa per la testa, ed ogni volta che si presenta una situazione in cui normalmente mi lamenterei, devo ignorare la catena di pensieri che abitualmente mi vengono in mente e sostituirla coscientemente con un altro pattern più positivo.

I 21 giorni derivano da uno studio condotto da psicologi (un paio di punti di partenza possono essere questo e l’articolo di Zen Habits), ed è il tempo minimo per far diventare un’abitudine qualsiasi azione (fisica o mentale). Focalizzarsi unicamente su un solo cambiamento alla volta per questo periodo è fondamentale, perchè diversamente le possibilità di riuscita diminuiscono esponenzialmente.

Può sembrare tanto tempo, ma se riesci a sostituire un’abitudine negativa con una positiva ogni mese circa, in un’anno sono già 12. E considerando il principio di Pareto, sarà un investimento molto conveniente. Ad esempio in un anno potresti:

  1. Metterti in forma
  2. Pensare in maniera positiva
  3. Sfruttare al massimo il tuo tempo
  4. Coltivare la pace della mente
  5. Migliorare le tue doti sociali
  6. Scoprire la tua strada
  7. Smettere di fumare
  8. ecc. ecc.

UPDATE

A quanto pare la misura dei 21 giorni è pseudoscienza. Il numero in realtà dipende dalla natura dell’abitudine, dalla persona e dalla costanza (all’inizio). Per adottare l’abitudine di correre ogni giorno per 15 minuti (insomma per mettersi in forma) richiede una media di 60 giorni.

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A chi non lo conoscesse, non voglio togliere il piacere di scoprirlo (oops!) :)

Ecco il mio profilo su Twitter: @mushinflow, e c’è anche il feed RSS.

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Ricetta per una mente agile

Una mente flessibile, in grado di apprendere nuove nozioni e nuove abilità, di ragionare, valutare e imparare dai propri errori per correggere il tiro. Una mente che non si fossilizza su certe idee conferendogli lo stato di “Soluzioni Perfette(c)” e che è sempre sul confine tra presente e futuro… Tutte caratteristiche fondamentali che implicano una certa dose di agilità mentale.

Agilità che però non è presente in certe persone che tendono a rimanere dove sono, difendendo quello che conoscono arroccandosi dietro ogni genere di argomentazione anche quando gli vengono fornite evidenze della limitatezza del loro approccio. Finiscono con il creare una sorta di fede nelle loro idee che non osano mettere in discussione. Sono mentalmente rigidi.

La soluzione è la curiosità intellettuale. Significa coltivare le proprie conoscenze e competenze, insieme ad una curiosità ed entusiasmo verso le idee nuove. Significa dare il beneficio del dubbio alle opinioni che sono in contrasto con le proprie, e quindi fare esperienza delle opinioni in esame per verificarne la veridicità. Curiosità intellettuale è esplorare sempre nuove strade, specialmente quelle che sfidano le proprie attuali convinzioni.

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Pensiero critico e relatività

A un certo punto del proprio viaggio nel mondo dell’evoluzione personale, quando se ne hanno viste e provate di tutti i colori, si comprende una cosa importante: ciò che funziona per te potrebbe non funzionare per me, e viceversa.

Ogni essere umano ha il suo proprio carattere, personalità, inclinazioni ed esperienze. Ogni persona è unica, con dei bisogni e delle esigenze personali. Questo è il motivo per il quale non esiste il cosiddetto “proiettile d’argento” che risolve un determinato problema in ogni situazione e per ogni persona. Non esiste una soluzione che funziona in egual modo per tutti. Un fattore importante di questa soluzione è anche che sia adatta al tuo livello di comprensione.

Una soluzione che funziona, può “incastrarsi” bene con la tua personalità, modo di fare, di vedere, e con le tue personali esigenze… oppure no. E’ necessario un pò di senso critico per non farti condizionare dalle opinioni altrui, che pur valide potrebbero portarti fuori strada. Invece prediligi un approccio pragmatico e orientato all’esperienza, fidandoti del tuo intuito.

Inizialmente è inutile perdere tempo a valutare attentamente tutte le possibili sfaccettuature del problema per cercare di individuare la Soluzione Perfetta(tm), in parte anche perchè non possiedi l’esperienza per valutare una soluzione: non solo in base alle sue proprietà intrinseche, ma anche in base alla sua interazione con un altro fattore fondamentale: TU. A volte il procrastinare sulla scelta di un approccio deriva anche dalla paura di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, dalla
paura di compiere sbagli, di perdere tempo.

Invece dai una rapida occhiata attorno e scegli una soluzione che “senti” intuitivamente andarti a genio, anche se c’è qualcuno che afferma la superiorità di qualche altro metodo. Ci sarà sempre qualcuno a sostenere la superiorità di qualcos’altro, qualunque cosa consideri. E’ più produttivo comportarsi in modo coraggioso e fare la propria scelta in base a ciò che si ritiene più adeguato per le proprie esigenze e condizioni.

Anche se la strada si rivelerà errata, ora il giudizio sarà basato sull’esperienza e non sulle opinioni e i punti di vista di qualcun altro (che ricordiamo: ha gusti, personalità ed esigenze probabilmente diverse). E in ogni caso, avrai accumulato una risorsa importantissima: l’esperienza, che è più preziosa di qualunque teoria.

Riassunto:

  • Guardati attorno e ascolta
  • Scegli DA TE, con la tua testa e seguendo ciò che ti dice l’intuito, il modo di procedere
  • Persevera sulla strada che hai scelto fino al successo o all’evidenza di aver preso la strada sbagliata
  • Accumula ESPERIENZA
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La strada verso la Maestria

Febbraio 18, 2009 viasenzanome 5 commenti

Studiare il campo dell’apprendimento e della memoria è molto importante per capire come acquisire nuove conoscenze e nuove capacità. Non appena si comincia ad acquisire queste conoscenze ci si rende conto di quanto spesso si adotti un approccio sbagliato e di quanto tempo e sofferenze ci si potrebbero risparmiare adottando una linea d’azione corretta. In questo articolo mi concentrerò sull’acquisizione di nuove abilità.

Scuole di pensiero

Ad esempio: quante volte ti sei trovato a voler acquisire una capacità, per poi scoprire i numerosi punti di vista, le molte scuole di pensiero, i differenti approcci apparentemente in contrasto tra loro? Quante volte ha rinunciato o sei passato continuamente da un’approccio all’altro senza ottenere nulla da nessuno di essi?

Ognuno sembra avere la risposta definitiva, e ti dice: “il mio metodo è molto migliore di quell’altro” e tu non hai modo di capire se ha ragione o meno. La verità è che molti hanno ragione, persino quelli la cui visione è in contrasto l’una con l’altra.

Il guaio è che non si ha abbastanza esperienza del problema e delle sue possibili soluzioni, quindi si è vittime della propria inesperienza.

I tre stadi della Maestria: Shu-Ha-Ri

In realtà, il raggiungere la Maestria in qualche campo è un processo a più stadi. Il processo reale lo troviamo in varie forme in molte discipline: in questo articolo mi servirò del processo di apprendimento dell’Aikido, una delle arti marziali più sottili ed elaborate creata in Giappone da Morihei Ueshiba, perchè delinea precisamente i tre stadi coinvolti.

I tre stadi, definiti Shu-Ha-Ri nell’Aikido, naturalmente si attraversano rigorosamente in questo ordine:

  1. Shu: stadio di inesperienza totale, sia per quanto riguarda il problema sia per la soluzione proposta dal metodo in esame. Per questo il praticante ha bisogno di una “ricetta”, una sequenza di istruzioni ben definite da praticare in modo meccanico finchè non diventano una seconda natura. Nell’ambito dell’Aikido in questo stadio l’allievo costruisce il fondamento tecnico dell’arte eseguendo esattamente i movimenti mostrati dal Maestro.
  2. Ha: in questo stadio si è costruita la propria base di esperienza e si comincia ad esplorare e sondare i limiti di applicazione del metodo imparato. Dato che la realtà è un qualcosa di fluido e non esiste una soluzione universale che va bene in ogni situazione, questo stadio comporta il rendersi conto di questo fatto e l’iniziare ad esplorare altre strade. Mentre nel primo stadio la mente dello studente era totalmente presa dai particolari “meccanici” di esecuzione, in Ha sono diventati una seconda natura ed è ora in grado di ragionare sulla loro natura e il loro significato. Si matura una comprensione profonda dell’arte e della sua applicazione alla Realtà. Da questa attività mentale ci si rende conto che esistono più strade verso un dato obbiettivo, e sperimentando con la loro applicazione si diventa in grado di applicare quella più adatta ad ogni situazione. In altre parole si aggiungono strumenti alla propria personale “cassetta degli attrezzi” o bagaglio tecnico. Ora si ha la base di esperienza necessaria per distinguere le differenze e gli ambiti di applicazione delle varie scuole, di riconoscere pattern e applicarli.
  3. Ri: è lo stadio della trascendenza, dell’andare oltre il metodo appreso. A questo punto lo studente è diventato un praticante, ha sviluppato la propria comprensione e comincia a sviluppare le proprie idee personali e a testarle nella Realtà. L’arte è diventata parte del praticante che la applica senza nemmeno rendersene conto. Dispone di soluzioni diverse, è in grado di applicare la migliore ad ogni situazione ed è persino in grado di creare una soluzione ad-hoc quando non ne esiste una preesistente. Dopo un certo tempo in Ri, il praticante è un Maestro.

La coscienza di Shu-Ha-Ri

Con la tua nuova conoscenza degli stadi di apprendimento, ora capirai il perchè certe soluzioni pur essendo tutte vere non sono adatte per tutti: insegnamenti dati ad uno stadio diverso da quello in cui ci si trova, pur essendo corretti, sono inutili e persino dannosi. Ecco perchè nell’Aikido questa distinzione è molto ben conosciuta da ogni Maestro, ed è il Maestro stesso a decidere quando un allievo è pronto per passare allo stadio di insegnamento successivo.

Userò sempre l’Aikido per mostrare come gli insegnamenti ad uno stadio diverso siano inadatti:

  1. Shu: uno studente a questo stadio è, come precedentemente illustrato, inesperto e ha bisogno di istruzioni precise. Un insegnamento a livello Ha di solito non si cura dei minimi particolari tecnici di cui invece ha bisogno lo studente in Shu, e invece illustra diversi approcci: di conseguenza il povero studente sarà confuso perchè non saprà cosa applicare e quando, e frustrato dagli insuccessi perchè non saprà come applicare quegli insegnamenti. L’allievo potrebbe essere sopraffato dalla confusione e mollare tutto, oppure potrebbe praticare erroneamente a causa della mancanza dei fondamenti. Per non parlare poi dello stadio Ri: “non pensarci troppo”, “è facile lasciati andare”. Tutti insegnamenti corretti, ma solo con una valida base a disposizione e quindi assolutamente inutili al novizio.
  2. Ha: l’allievo diventa praticamente, dispone di un bagaglio tecnico di base e può cominciare a ragionare sul significato, ma ancora una volta suggerimenti “vaghi” e trascendenti come quelli dello stadio Ri sono più che altro fonte di confusione.
  3. Ri: qua non c’è molto da dire visto che il praticante continua a camminare con le proprie gambe e ad esercitare il proprio pensiero critico. Qui è più che altro la Realtà, la Vita, a fare da maestra.

Si comincia!

Ogni viaggio di mille miglia comincia con un passo.
- Lao Tzu, Tao Te Ching

Qual’è il modo migliore di fare il primo passo verso la maestria? Una volta chiaro cosa vuoi apprendere, guardati in giro e cerca un metodo che ti garba: non perderci troppo tempo e fidati del tuo istinto. Dopodichè applicati in quel metodo con costanza e senza curarti di altro fino a che raggiungi lo stadio Ha.

Una cosa è certa: sarà un viaggio estremamente eccitante :)

Livelli di consapevolezza

Dicembre 29, 2008 viasenzanome Lascia un commento

Senza dubbio il numero e la varietà di insegnamenti nel campo della spiritualità e dell’evoluzione personale sono molto ampi. Ci sono anche insegnamenti contrastanti, e un buon numero di falsi guru e ciarlatani, magari anche in buona fede che finiscono per illudere sè stessi e di conseguenza anche le persone che credono in loro.

Può anche succedere (secondo fonti che reputo attendibili) che alcuni guru partano con le migliori intenzioni e degli insegnamenti buoni, salvo poi venire corrotti dal successo che ne può derivare. Indubbiamente bisogna stare molto attenti.

A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che inevitabilmente esistono dei “livelli” di comprensione e di consapevolezza diversi. Questo comporta il fatto che alcuni insegnamenti, pur molto validi, possano non essere adatti a te in questo momento, ma lo possano diventare in futuro.

Se una persona si confronta con insegnamenti troppo avanzati per il suo livello di consapevolezza non li capirà, e se proverà ad applicarli finirà solamente frustrata senza riuscirne a ricavare nulla (dato che non possiede la visione di’insieme necessaria per inquadrarli nel modo giusto) e li etichetterà come errati. Insomma non gli saranno utili e probabilmente finirebbero solo per confonderlo.

E’ inutile tentare oscure e complicate tecniche di meditazione quando non si è neppure in grado di mantenere salda la concentrazione sul proprio respiro per più di due minuti…

So che tutto questo potrà sembrare ad alcuni un pò troppo “new-age”, ma secondo la mia esperienza è una distinzione che esiste realmente e di cui bisogna tenere conto.

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