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La strada verso la Maestria

Febbraio 18, 2009 viasenzanome 5 commenti

Studiare il campo dell’apprendimento e della memoria è molto importante per capire come acquisire nuove conoscenze e nuove capacità. Non appena si comincia ad acquisire queste conoscenze ci si rende conto di quanto spesso si adotti un approccio sbagliato e di quanto tempo e sofferenze ci si potrebbero risparmiare adottando una linea d’azione corretta. In questo articolo mi concentrerò sull’acquisizione di nuove abilità.

Scuole di pensiero

Ad esempio: quante volte ti sei trovato a voler acquisire una capacità, per poi scoprire i numerosi punti di vista, le molte scuole di pensiero, i differenti approcci apparentemente in contrasto tra loro? Quante volte ha rinunciato o sei passato continuamente da un’approccio all’altro senza ottenere nulla da nessuno di essi?

Ognuno sembra avere la risposta definitiva, e ti dice: “il mio metodo è molto migliore di quell’altro” e tu non hai modo di capire se ha ragione o meno. La verità è che molti hanno ragione, persino quelli la cui visione è in contrasto l’una con l’altra.

Il guaio è che non si ha abbastanza esperienza del problema e delle sue possibili soluzioni, quindi si è vittime della propria inesperienza.

I tre stadi della Maestria: Shu-Ha-Ri

In realtà, il raggiungere la Maestria in qualche campo è un processo a più stadi. Il processo reale lo troviamo in varie forme in molte discipline: in questo articolo mi servirò del processo di apprendimento dell’Aikido, una delle arti marziali più sottili ed elaborate creata in Giappone da Morihei Ueshiba, perchè delinea precisamente i tre stadi coinvolti.

I tre stadi, definiti Shu-Ha-Ri nell’Aikido, naturalmente si attraversano rigorosamente in questo ordine:

  1. Shu: stadio di inesperienza totale, sia per quanto riguarda il problema sia per la soluzione proposta dal metodo in esame. Per questo il praticante ha bisogno di una “ricetta”, una sequenza di istruzioni ben definite da praticare in modo meccanico finchè non diventano una seconda natura. Nell’ambito dell’Aikido in questo stadio l’allievo costruisce il fondamento tecnico dell’arte eseguendo esattamente i movimenti mostrati dal Maestro.
  2. Ha: in questo stadio si è costruita la propria base di esperienza e si comincia ad esplorare e sondare i limiti di applicazione del metodo imparato. Dato che la realtà è un qualcosa di fluido e non esiste una soluzione universale che va bene in ogni situazione, questo stadio comporta il rendersi conto di questo fatto e l’iniziare ad esplorare altre strade. Mentre nel primo stadio la mente dello studente era totalmente presa dai particolari “meccanici” di esecuzione, in Ha sono diventati una seconda natura ed è ora in grado di ragionare sulla loro natura e il loro significato. Si matura una comprensione profonda dell’arte e della sua applicazione alla Realtà. Da questa attività mentale ci si rende conto che esistono più strade verso un dato obbiettivo, e sperimentando con la loro applicazione si diventa in grado di applicare quella più adatta ad ogni situazione. In altre parole si aggiungono strumenti alla propria personale “cassetta degli attrezzi” o bagaglio tecnico. Ora si ha la base di esperienza necessaria per distinguere le differenze e gli ambiti di applicazione delle varie scuole, di riconoscere pattern e applicarli.
  3. Ri: è lo stadio della trascendenza, dell’andare oltre il metodo appreso. A questo punto lo studente è diventato un praticante, ha sviluppato la propria comprensione e comincia a sviluppare le proprie idee personali e a testarle nella Realtà. L’arte è diventata parte del praticante che la applica senza nemmeno rendersene conto. Dispone di soluzioni diverse, è in grado di applicare la migliore ad ogni situazione ed è persino in grado di creare una soluzione ad-hoc quando non ne esiste una preesistente. Dopo un certo tempo in Ri, il praticante è un Maestro.

La coscienza di Shu-Ha-Ri

Con la tua nuova conoscenza degli stadi di apprendimento, ora capirai il perchè certe soluzioni pur essendo tutte vere non sono adatte per tutti: insegnamenti dati ad uno stadio diverso da quello in cui ci si trova, pur essendo corretti, sono inutili e persino dannosi. Ecco perchè nell’Aikido questa distinzione è molto ben conosciuta da ogni Maestro, ed è il Maestro stesso a decidere quando un allievo è pronto per passare allo stadio di insegnamento successivo.

Userò sempre l’Aikido per mostrare come gli insegnamenti ad uno stadio diverso siano inadatti:

  1. Shu: uno studente a questo stadio è, come precedentemente illustrato, inesperto e ha bisogno di istruzioni precise. Un insegnamento a livello Ha di solito non si cura dei minimi particolari tecnici di cui invece ha bisogno lo studente in Shu, e invece illustra diversi approcci: di conseguenza il povero studente sarà confuso perchè non saprà cosa applicare e quando, e frustrato dagli insuccessi perchè non saprà come applicare quegli insegnamenti. L’allievo potrebbe essere sopraffato dalla confusione e mollare tutto, oppure potrebbe praticare erroneamente a causa della mancanza dei fondamenti. Per non parlare poi dello stadio Ri: “non pensarci troppo”, “è facile lasciati andare”. Tutti insegnamenti corretti, ma solo con una valida base a disposizione e quindi assolutamente inutili al novizio.
  2. Ha: l’allievo diventa praticamente, dispone di un bagaglio tecnico di base e può cominciare a ragionare sul significato, ma ancora una volta suggerimenti “vaghi” e trascendenti come quelli dello stadio Ri sono più che altro fonte di confusione.
  3. Ri: qua non c’è molto da dire visto che il praticante continua a camminare con le proprie gambe e ad esercitare il proprio pensiero critico. Qui è più che altro la Realtà, la Vita, a fare da maestra.

Si comincia!

Ogni viaggio di mille miglia comincia con un passo.
- Lao Tzu, Tao Te Ching

Qual’è il modo migliore di fare il primo passo verso la maestria? Una volta chiaro cosa vuoi apprendere, guardati in giro e cerca un metodo che ti garba: non perderci troppo tempo e fidati del tuo istinto. Dopodichè applicati in quel metodo con costanza e senza curarti di altro fino a che raggiungi lo stadio Ha.

Una cosa è certa: sarà un viaggio estremamente eccitante :)

Maestria: apprendimento orientato all’esperienza

Febbraio 15, 2009 viasenzanome Lascia un commento

Ti è sempre stato detto che leggere e imparare è importantissimo, e tu adori imparare. Ami tenere tra le mani e sfogliare un libro, ami osservare la tua pregevole libreria fornitissima di pesanti tomi zeppi di conoscenza. Sei un esploratore dell’ignoto, un infonauta.

Da infonauta a procrastinatore professionista

Ma non tutta la lettura è buona. A volte la lettura diventa una scusa per non agire, e ti ritrovi a leggere un trattato sulla coltivazione del riso in Cambogia anche se sai che molto probabilmente non ti servirà mai. Ed ecco che l’infonauta si è trasformato in un procrastinatore professionista, un dottissimo teorico che non è in grado di provare sul campo la propria conoscenza.

Un teorico del genere è vittima delle circostanze e non è in grado di esercitare quel pensiero critico che lo aiuterebbe a discernere la verità dalle imprecisioni. Mancandogli quella base di esperienza da utilizzare come base, come “coltello mentale”, per discernere i fatti dalle elucubrazioni mentali si ritroverà nel mezzo di una discussione tra due punti di vista senza saperne cogliere i vari aspetti e le varie sfumatore.

Apprendimento adattivo

Per evitare questa fine, bisogna ripensare alle proprie priorità e al proprio modo di apprendere nuove informazioni. Propongo di adottare un processo di apprendimento adattivo, nel quale si comincia prima con un problema e poi si cerca la soluzione.

La necessità è la madre di tutte le invenzioni.

Il partire da un problema esistente qui e ora che necessita di una soluzione, il più delle volte implica un processo di ricerca e apprendimento. La differenza è che ora questo apprendimento è radicato nella Realtà e in un problema reale, del quale abbiamo esperienza e in cui potremo applicare subito quello che abbiamo imparato. In questo modo avremo esperienza sia del problema che della soluzione e potremo esprimere il nostro parere, partecipare a discussioni e discernere il parzialmente vero dal completamente falso.

Riassumento, l’essenza dell’apprendimento orientato all’esperienza (experience-oriented learning) è questo:

  1. Problema reale: esperienza del problema
  2. Ricerca di una soluzione: apprendimento
  3. Soluzione del problema: applicazione (esperienza) della soluzione

Parole chiave: action-oriented, purposeful learning, project-oriented learning, just-in-time learning.

Studio più efficace in cinque minuti o meno

Gennaio 11, 2009 viasenzanome Lascia un commento

Visto che è tempo di ritornare a lezione dopo le vacanze natalizie, riprendo ed elaboro un articolo di Cal Newport su come migliorare fin da subito i risultati del proprio studio. Questi consigli sono utili non solo a chi studia all’Università, ma a chiunque intenda apprendere qualcosa in generale (sia a scuola che fuori).

Ma prima di tutto un pò di background su Cal Newport: mantiene il blog Study Hacks (che ha ricevuto il premio Performacing Blog Award “Best Education Blog” del 2007) e ha scritto un paio di libri sullo studio efficace ed efficiente (“How to win at college” e “How to became a straight-A student”). Naturalmente si è laureato con ottimi voti.

Ed ora dritti ai tre consigli che molto probabilmente saranno in grado di migliorare fin da subito le tue “performance” nell’apprendimento. Com’è possibile? Beh, secondo l’esperienza di Cal (e da quanto vedo con i miei occhi tra i miei compagni di corso) la maggior parte degli studenti ha delle abitidini di studio terribili. Se questo può non essere un problema alle medie o alle superiori, all’università diventa un vero problema visto il carico di studio e i risultati richiesti. Quindi questi tre semplici cambiamenti possono darti già buoni risultati. Non ti renderanno un “superstudente”, per quello occorre qualche accorgimento in più, ma sicuramente farai meglio di ora.

1) Delinea un piano di studio

La maggior parte degli studenti studia senza uno straccio di pianificazione: aspettano fino a essere terrorizzati dall’imminenza di un esame per mettersi a sfogliare febbrilmente appunti e libri pochi giorni prima dell’esame. Questo ovviamente è un pessimo modo di procedere.

Occorre inserire un pò di pianificazione, una direzione, un piano per evitare di brancolare nel buio costantemente preoccupati di cosa fare dopo e da quanto manca al termine.

Fai questo: una settimana prima dell’esame, prenditi 60 secondi per delineare una strategia di studio. Stabilisci che tipo di preparazione ti serve, quando e su cosa ti metterai a lavorare ogni giorno, e segui questo piano il più fedelmente possibile. Questo semplice accorgimento farà già tanto per darti una preparazione migliore, più intelligente, efficiente e con meno stress.

2) Lavora in modalità eremita

Non lavorare in posti ricchi di distrazioni. L’ingrediente fondamentale di un’apprendimento efficiente (in poco tempo) ed efficace (massimizzare quello che si impara) è la concentrazione.

Ci vuole completo isolamento per potersi concentrare al massimo sul materiale da apprendere. Il focus è cruciale, e l’abilità di focalizzarsi completamente e velocemente sul materiale è la chiave per padroneggiare il materiale.

3) Non ripassare MAI in modo meccanico

Rileggere i propri appunti in silenzio ancora e ancora è un modo terribile di studiare, perchè il più delle volte la mente non presta l’attenzione necessaria con la semplice lettura.

Un’altra chiave per uno studio migliore è l’elaborazione: non basta leggere, bisogna impegare risorse mentali per estrarre il significato dal materiale e organizzarlo nella tua mente in strutture cognitive da relazionare con altre informazioni che già possiedi. E per questo serve concentrazione (vedi punto 2). In pratica occorre un metodo di studio più interattivo della semplice lettura.

Nella letteratura della psicologia dell’apprendimento di parla di “ripasso meccanico” e “ripasso elaborativo” (in mancanza di traduzioni migliori dei termini rote rehearsal e elaborative rehearsal), in cui il primo consiste nel rileggere e rivedere a oltranza lo stesso materiale nella stessa forma, mentre il secondo si riferisce al rivedere il materiale rielaborandolo con le proprie parole in maniera interattiva.

Ci sono moltissime possibilità su come compiere questo tipo di studio, e trovare il modo migliore per sè è anche divertente, comunque ecco qualche esempio:

  • Dato un argomento da ripassare, si tiene una lezione virtuale nella quale lo si spiega con le proprie parole. Questo cementa il materiale nel tuo cervello come la colla ed è anche piuttosto efficiente in termini di tempo. Inoltre l’audience può essere virtuale come reale: potresti spiegare ad un tuo compagno di studio che potrà farti domande.
  • Un’altra possibilità è quella di scrivere una piccola relazione sull’argomento, sul concetto che devi ripassare (sempre ovviamente con le tue parole). Questo metodo richiede più tempo, ma può essere preferibile per alcune materie e per alcune persone.

Comunque l’unico punto importante è la rielaborazione.

Conclusioni

Queste sono semplici strategie che possono essere implementate in pochissimo tempo e richiedono poca fatica, ma per dare i loro frutti devono essere usate. Decidi di usarle fin da subito, e ne vedrai i risultati.

E l’ambito di applicazione è molto ampio, non è limitato ai corsi universitari: ad esempio se intendi apprendere qualcosa per tuo interesse personale o per la tua professione, potresti pensare ad applicare il ripasso elaborativo scrivendo post su un blog ;) così tra l’altro sarebbero utili anche ad altre persone!

Troppa teoria? La regola 1:2

Novembre 10, 2008 viasenzanome Lascia un commento

Foto di seq

Foto di seq

In certi casi il leggere troppo di una disciplina finisce per impedirti di fare quella cosa. Naturalmente dipende dalla disciplina: di certo, se devo curarmi mi sentirò più tranquillo affidandomi ad un medico che ha studiato molto e a dovere, ma in molti altri casi il documentarsi troppo finisce per essere un’intralcio più che un aiuto. Immagina di essere un bodybuilder e di continuare a caricare un bilanciere senza curarti di sollevarlo. Quando finalmente ti deciderai a farlo probabilmente non riuscirai ad alzare quella tonnellata…

Nel nostro caso, continuare ad assumere informazioni senza nessun tipo di impegno cognitivo e nel farne esperienza usandole in qualche modo, alla lunga finisce per intralciarti. Specialmente quando si parla di campi talmente complessi e ricchi di interazioni che è praticamente impossibile ingabbiarli in una struttura concettuale ben definita. In questi casi in genere ci sono molte idee sul tavolo, e inevitabilmente finiresti per impararne di erronee o addirittura di trovarne altre in contrasto tra loro. La cosa peggiore è che ci vuole diverso tempo e fatica per liberarsi di concezioni sbagliate, che nel frattempo interferiscono col tuo successo.

Generalmente, in campi che richiedono pratica e comportano l’acquisizione di nuove capacità occorre bilanciare lo studio della teoria con l’esercizio. Alcuni esempi? Musica, sviluppo personale, imprenditoria, scrittura, produttività, sport e mille altri.

Se sei uno di quelli (come me) che legge molto ma che ha bisogno di mettere più in pratica quello che legge allora può tornare utile darsi una regola: per ogni ora spesa leggendo, ne spenderò 2 facendo pratica. Il numero è puramente arbitrario, potresti decidere per un x3 o un x4, l’importante è fissarsi una regola di questo tipo e rispettarla.

Perciò se hai già letto molto, smettila di cercare altre soluzioni migliori. Fermati, vivi quello che hai in mente e verificalo. Questo, in ultima analisi, è l’unico modo per accumulare vera Conoscenza e non un’arida collezione di concetti.

Sfide

Gennaio 16, 2007 viasenzanome Lascia un commento

“Life is one damn thing after another.” – Mark Twain

Sappiamo tutti che la vita non è facile, ci sono molti problemi da superare. Io preferisco chiamarli sfide. Credo che più di imparare molte cose, dobbiamo “imparare ad imparare”. Cosa che possiamo fare assumendo il giusto punto di vista di fronte alle opportunità di crescita che l’esistenza ci mette di fronte.

Hai mai provato, di fronte ad una sfida su cui stai lavorando da diverso tempo, un’improvvisa ed esaltante sensazione di “potenza”? Una nuova capacità che ti fa apparire semplice ciò che fino ad un momento fa era fonte di frustrazione? Come si fa a raggiungere questa sorta di “piccola illuminazione”? La mia conclusione è questa: non sono tanto i problemi ad essere un ostacolo alla nostra crescita, quanto la frustrazione e la perdita di motivazione.

Forse ti suona semplicistico, forse pensi di averlo sempre saputo. Ma non ci hai mai dato troppo peso. Si tratta di una piccola-grande lezione di vita, perchè proprio per la sua banalità viene bellamente ignorata, e in quei rari momenti in cui la riscopriamo per poi riperderla sperimentiamo un grande balzo avanti.

Quando capisci che il gioco si sta facendo duro e ti senti frustrato, fermati un attimo. Ripensa a quello che stai facendo, ai tuoi obbiettivi e al modo di raggiungerli. Fatto questo la via giusta ti si rivelerà e potrai andare avanti con rinnovata forza verso la tua meta.

Concisamente:

  • Motivazione
  • Tenacia
  • Amore per le sfide

Non sottovalutare questi tre concetti!

Pezzi di carta

Novembre 22, 2006 viasenzanome 2 commenti

Siamo veramente sicuri che l’Università sia ancora il luogo in cui studiano e si formano esperti nei mille campi dello scibile umano? O siamo così ottenebrati da curriculum, master, PhD da perdere di vista l’essenza dell’apprendimento? Non esiste una via più efficace delle (costose) lezioni in facoltà? Beh, l’educatore Will Richardson la pensa in questo modo.

La mia opinione è che la conoscenza è il risultato della curiosità, e se ad una persona viene dato l’accesso alle informazioni e viene incoraggiata a sviluppare le proprie passioni, il risultato sarà una profonda competenza e cosa più importante una persona felice.

Diciamo no agli studiosi nevrotici, sì gli “anti-esperti” felici!

L’essenziale è tutto

Gli esseri umani sono straordinari: non importa ciò che sappiamo fare, perchè la nostra più grande capacità è quella di imparare. La fiducia nelle proprie capacità e la tenacia sono tutto ciò che serve per trovare la propria strada, per realizzare i propri sogni. Ci possono essere dei momenti in cui perdiamo entrambe queste qualità e ci lasciamo prendere dallo sconforto, ed è proprio in momenti come questi che capiamo quanto siano importanti i nostri cari. In momenti come questi una mano da parte loro è come un’ancora di salvezza che lacera il velo di oscurità che ci circonda il cuore.E’ tutto perfettamente naturale. Alti e bassi, è inevitabile.

Credo che il modo giusto per cercare la felicità sia nel non complicarsi la vita e guardare all’essenziale. Sono veramente poche le cose che contano, ma non bisogna mai distogliere l’attenzione da esse.

A volte è una persona importante per noi, che “perde la bussola”. Il modo migliore per aiutarlo è ricondurlo al principio, all’essenziale. Questo è tutto quello che c’è da sapere per ricominciare.