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Articoli taggati ‘comunicare’

Corrispondenze

Ottobre 10, 2006 viasenzanome 5 commenti

Era (ed è ancora) un mio grande desiderio, e ho potuto soddisfarlo oggi. Io (introverso) ed una mia carissima amica (estroversa), abbbiamo parlato di psicologia, Jung, Lao Tzu, ecc.  E’ curioso constatare che gli argomenti che mi stanno a cuore e di cui mi interesso normalmente, da qualcun altro sono considerati eccezzionali e vengono fuori di rado. E’ quel genere di argomenti con cui mi trovo a mio agio e di cui parlo volentieri e “abbondantemente”. Insomma: un po’ il mio prototipo di una discussione ideale: due persone che vedono la vita in modo diverso (per quanto poco), e che imparano l’uno dall’altra con umiltà.

Un problema di corrispondenze: trovare un punto di contatto con il quale aprire una discussione. Spesso penso che sebbene siano le persone molto estroverse ad attirare l’attenzione, dovrei rivolgere la mia verso quelle che più passano inosservare. Quel genere di persone la cui profondità di pensiero è inversamente proporzionale alla loro voglia di parlarne. Ma i problemi nascono quando è una donna ad attirare la mia attenzione, una donna estroversa…

Ma in fondo, non bisogna lasciare nulla di intentato e voglio tentare di farle capire chi sono e come penso. Ma anche capire chi è e cosa desidera, come pensa e come ama. Trovare delle corrispondenze. Ma sto già andando fuori tema e mi sono dilungato troppo.

Solitudine

Una volta un mio vecchio professore disse: “l’uomo è un amimale sociale”, con questo intendeva dire che ognuno nasce, cresce e vive in una società. Famiglia, classe, gruppo, città, amici… senza fine. Dovunque va, l’uomo crea società, si relaziona e scambia emozioni, pensieri, conoscenze.

Ma l’uomo è anche in ricerca perenne di libertà totale, assoluta. Però, se è vero che si vive in società non è possibile questa libertà totale: “la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri”. L’altro limita inevitabilmente la tua libertà, ma ne hai bisogno per relazionati. Ecco un bel paradosso.

Mettere a tacere l’ego. Imparare a stare solo, a non appoggiarsi psicologicamente all’altro. Non avere aspettative, scoprire il piacere della solitudine. Solitudine però, non isolamento. Non occorre isolarsi dal mondo andando in un eremo di montagna, si può essere soli anche in mezzo alla folla. Il tipo di solitudine che intendo io significa semplicemente non agire per conto dell’ego.

Una volta che l’ego è stato zittito, ci si può relazionare con chiunque senza fargli subire la pressione delle nostre aspettative. Una volta in questo stato la comunicazione sarà un arricchimento, non più un tentativo disperato di guadagnare attenzioni. ll più delle volte con discorsi privi di senso e utilità.

Vivere con pienezza, assaporando ogni momento soli o in compagnia, liberandosi dal giogo della dipendenza.

Crisalide

A volte una persona cerca di esprimersi a parole, altre preferisce l’azione. A volte lo fa con tutti, a volte con una in particolare.

Anche nei momenti in cui uno sta in silenzio sta comunicando qualcosa, almeno a sè stesso.

Momenti. Periodi. Come una crisalide nel suo bozzolo: si isola dal mondo, ma quando ne esce è diventata una meravigliosa farfalla. In grado di volare…

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Conosciamoci, ora e sempre

Conoscere a fondo una persona è molto, molto difficile. Non conosciamo completamente nemmeno noi stessi, come possiamo conoscere gli altri? Non avere mai la presunzione di dare qualcosa per scontato. Non giudicare gli altri per come ti appaiono.

Vivere è un continuo scoprire e scoprirsi, persino se ci si conosce da molti anni si ha sempre qualcosa da imparare.

Succubi


Era in piedi davanti a me, che gesticolava con passione. Un fiume in piena. “E’ una persona meschina! Non riesco a capire come possa guardarsi allo specchio alla mattina! Ah, se l’avessi tra le mie mani ora, cosa non gli direi!”. Ma la storia è sempre la stessa: appena il tipo che stava insultando volta l’algolo e viene verso di noi, lui cambia immediatamente registro: sboccia un improbabile sorriso e accoglie con una calorosa pacca sulla spalla il nuovo venuto.

    Sono sicuro che una cosa del genere sia capitata un po’ a tutti. E’ quello che io chiamo “succubismo sociale” (altisonante…), ossia la tendenza a reprimersi in tutti i modi e indossare un gran numero di maschere per costruirsi un’immagine gradevole per il maggior numero possibile di persone. Non c’è nulla di male in sè nel cercare di piacere alla gente, ma l’errore comincia dove si annulla la propria personalità per essere accettati a tutti i costi. Questo porta a comportarsi in modi che normalmente non ci appartengono, tutto per non fare la figura dell’ “asociale”.

    Esprimere onestamente se stessi, ecco il vero coraggio. Scegliere di non indossare maschere, non scendere a compromessi. Chi è se stesso viene sempre premiato: chi semina onestà raccoglie onestà. Significa essere liberi dai condizionamenti che tacitamente accettiamo come prezzo da pagare per non rimanere soli. Nessuno può renderci liberi, solo noi stessi possiamo farlo, spezzando le catene che ci tengono immobilizzati in un mondo di ombre, dove tutto ci viene elargito da qualcun altro.

    Poesia

    Che cos’è la poesia? Cos’è questo potere che ha di pizzicare le corde della mia anima e creare sinfonie di eterea bellezza? Per cominciare, io non intendo la poesia come la intendono i letterati: per me endecasillabi, quartine, sineddoche e sinestesia non hanno significato. Per me l’espressione più alta della poesia è quella in cui riesce a toccarmi nel profondo, e poca importanza ha se la frase ha esattamente undici sillabe o fa fa parte di una quartina a rima baciata.

    Per me, la sua forma più alta sta nella semplicità di linguaggio e nella spontaneità. Ed ecco che tutto può diventare poesia, persino le cose più ordinarie possono tingersi di meraviglia. Il linguaggio diventa poetico, la vita stessa diventa tale. La poesia sta nel cogliere lo splendore di ogni sassolino sulla propria strada.

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    L’essenziale è tutto

    Gli esseri umani sono straordinari: non importa ciò che sappiamo fare, perchè la nostra più grande capacità è quella di imparare. La fiducia nelle proprie capacità e la tenacia sono tutto ciò che serve per trovare la propria strada, per realizzare i propri sogni. Ci possono essere dei momenti in cui perdiamo entrambe queste qualità e ci lasciamo prendere dallo sconforto, ed è proprio in momenti come questi che capiamo quanto siano importanti i nostri cari. In momenti come questi una mano da parte loro è come un’ancora di salvezza che lacera il velo di oscurità che ci circonda il cuore.E’ tutto perfettamente naturale. Alti e bassi, è inevitabile.

    Credo che il modo giusto per cercare la felicità sia nel non complicarsi la vita e guardare all’essenziale. Sono veramente poche le cose che contano, ma non bisogna mai distogliere l’attenzione da esse.

    A volte è una persona importante per noi, che “perde la bussola”. Il modo migliore per aiutarlo è ricondurlo al principio, all’essenziale. Questo è tutto quello che c’è da sapere per ricominciare.

    Amici

    Parlare con qualcuno di fidato dei propri problemi, “sfogarsi” dà un gran sollievo. Sembra di togliersi dal cuore un gran peso. Penso che questo sia dovuto al fatto che ciò che rimaneva nell’inconscio in stato latente, viene analizzato per poter essere espresso a parole. Questo è stato anche uno dei motivi che mi ha portato qui, su questo blog, che mi aiuta a fare chiarezza nella testa e nel cuore.

    Questo approccio è stato teorizzato da Karen Horney, allieva di S. Freud, caposcuola della psicanalisi e a cui è stata dedicata l’ Association of Karen Horney Psychoanalytic Counsellors. Secondo Karen, il modo migliore di tenere una seduta di psicanalisi (utile non solo ai “pazzi”, ma a praticamente chiunque, anche solo per capirsi un po’ più a fondo) non è il modello classico freudiano: il paziente in posizione passiva steso sul lettino che racconta tutto quello che gli passa per la mente, e uno psicanalista con carta e penna in mano che gli “entra nella testa”. Bensì si tratta di una relazione paritaria tra il soggetto (chiamato operatore, poichè opera su sè stesso), che parla di ciò che sta in cima ai propri pensieri, e una seconda persona (chiamata assistente) che ascolta l’operatore, creando un clima di fiducia e avviando il “transfert”. Così facendo, l’operatore è in grado di analizzare i propri pensieri e le proprie preoccupazioni a livello di io cosciente. Poi, i ruoli si invertono, l’assistente diventa operatore e viceversa.

    Questo assomiglia lontanamente a quello che faccio qui: scrivere ciò che sta in cima ai miei pensieri per darmi modo di analizzarlo meglio e ricordarlo nel momento del bisogno.

    Da qesto si capisce anche l’importanza di un ottimo rapporto di amicizia, nel quale entrambi ci si prende per mano e ci si aiuta a vicenda.

    Bloggo ergo sum

    Febbraio 25, 2006 viasenzanome Lascia un commento

    La tecnica di scrittura cambia a seconda del pubblico che si vuole raggiungere. Quando scrivi un blog, e ti accorgi che qualcuno legge effettivamente quello che scrivi, anche se per caso, ti fai prendere da una specie di frenesia per mantenere un contatto e consolidarlo.

    Ma non è per questo che scrivo, o almeno non solo. Il mio obbiettivo è l’espressione di ciò che sono, è far viaggiare i miei pensieri su questo mare immateriale che è la realtà materiale. E’ così che si vive, nessuno fa l’eremita per tutta la vita. O forse solo chi sta salendo gli ultimi gradini della Conoscenza, ma credo che vivere in una comunità sia segno di maturità e coraggio.

    Quindi eccomi qui. Se volete leggetemi spero di comunicarvi qualcosa, altrimenti non ha importanza. Il volume della mia voce non dipende da quante persone ascoltano.

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    I blog recintati

    Febbraio 19, 2006 viasenzanome Lascia un commento

    La blogosfera deve’essere libera, non è corretto recintarla, piantare dei paletti e dire “no, tu non sei della nostra comunità e non puoi dire nulla”. E’ incredibilmente sbagliato. A meno che questa non sia la volontà di chi ha creato il blog, ma non è il caso dei blog ospitati da MSN, che non ti permette di inviare commenti se non sei iscritto a Passport (un servizio esclusivamente Microsoft e notoriamente insicuro). Non mi piace parlare male di chicchessia, ma devo ammettere che Microsoft non fa molto per evitarlo…

    Io voglio poter inviare commenti ai blog che trovo più belli e utili, ma se sono in MSN non posso farlo senza prima iscrivermi a Passport! Non lo trovo giusto, così facendo MS crea una comunità chiusa, troppo dipendente dall’infrastuttura del colosso. Se un giorno un blogger decidessere di passare ad un altro provider, si troverebbe in enorme difficoltà.

    E’ sempre stata una strategia di MS quella del lock-in dei clienti, l’esempio principe è quello dei file word. Ma questa è un’altra storia…

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