Solitudine

Una volta un mio vecchio professore disse: “l’uomo è un amimale sociale”, con questo intendeva dire che ognuno nasce, cresce e vive in una società. Famiglia, classe, gruppo, città, amici… senza fine. Dovunque va, l’uomo crea società, si relaziona e scambia emozioni, pensieri, conoscenze.

Ma l’uomo è anche in ricerca perenne di libertà totale, assoluta. Però, se è vero che si vive in società non è possibile questa libertà totale: “la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri”. L’altro limita inevitabilmente la tua libertà, ma ne hai bisogno per relazionati. Ecco un bel paradosso.

Mettere a tacere l’ego. Imparare a stare solo, a non appoggiarsi psicologicamente all’altro. Non avere aspettative, scoprire il piacere della solitudine. Solitudine però, non isolamento. Non occorre isolarsi dal mondo andando in un eremo di montagna, si può essere soli anche in mezzo alla folla. Il tipo di solitudine che intendo io significa semplicemente non agire per conto dell’ego.

Una volta che l’ego è stato zittito, ci si può relazionare con chiunque senza fargli subire la pressione delle nostre aspettative. Una volta in questo stato la comunicazione sarà un arricchimento, non più un tentativo disperato di guadagnare attenzioni. ll più delle volte con discorsi privi di senso e utilità.

Vivere con pienezza, assaporando ogni momento soli o in compagnia, liberandosi dal giogo della dipendenza.

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