Divergenze

In questo periodo sto studiando gli scritti di Jung e mi sto rendendo conto di molte cose. Una di queste è l’enorme differenza tra i due tipi psicologici: introversione ed estroversione. Questa differenza ha prodotto lungo tutta la storia dell’umanità, scontri di opinione che hanno infiammato le varie epoche. Si tratta di due modi completamente diversi di concepire l’esistenza.

Non c’è un modo giusto ed uno sbagliato di vedere le cose, sono entrambi corretti. Io sono decisamente introverso, ma conoscere le meccaniche che stanno dietro l’introversione, e la comprensione dell’estroversione stanno letteralmente dischiudendomi un mare di possibilità.

E’ come se fin’ora avessi avuto tanti pezzi di un puzzle senza correlazione apparente, e con questo nuovo pezzo fossi riuscito a ricomporre quasi magicamente il quadro.

Sento che in me si sta creando una visione nuova, forse più completa. Una prima conseguenza di questo è l’aggiungere il confronto alla riflessione. Sto scoprendo veramente quanto lo scambio di idee possa essere fruttuoso per due persone che vedono la realtà in modo radicalmente differente. Basti vedere il fitto dialogo epistolare tra Schiller (introverso) e Goethe (estroverso): ognuno dei due ha compreso almeno in parte la disposizione psicologica dell’altro e ha acquisito una visione più completa. Ed è ciò che spero di avere l’opportunità di fare anch’io.

7 pensieri su “Divergenze

  1. Per accettare ciò che è difforme è necessario accettare ciò che è conforme. La conformità, spesso, annoia e rende difficile l’attivazione di ogni meccanismo di attenzione.

    E’ pur vero che la ripetizione giova! La ridondanza un po’ meno! Sarebbe un obiettivo eccezionale quello di riuscire ad accettare il diverso, figuriamoci l’opposto.
    Non credo che l’essere umano, fermo restando questo stadio evolutivo, sia in grado di adattarsi all’opposto di se.
    Potrebbe, al massimo, integrare se stesso, ma anche in questo caso ci troveremo davanti una personalità eccezionalmente flessibile. Merce rara.

    Il diverso ci incuriosice, ma ciò che ignoriamo ci spaventa.
    Ancora altre contraddizioni.
    Jung ci ha permesso di comprendere i simboli, l’archetipo.
    E l’uomo cosa ha fatto?
    Dapprima lo ha rifiutato, poi lo ha criticato, successivamente lo ha accettato come fosse ovvio e infine ne ha manipolato la struttura fino a ridurre lo schema del simbolo in un feticcio.

    Heidegger è illuminante e corroborante su questo ambito.

  2. Credo che l’armonizzare in sè sia l’introversione che l’estroversione sia un obbiettivo effettivamente molto difficile. Sostengo però che la possibilità di capire come “l’opposto” vede il mondo sia molto istruttivo, considerando anche che non esiste un essere esclusivamente introverso o estroverso. Secondo Jung entrambe le disposizioni coesistono alla nascita, ma che una delle due diventa con il tempo predominante in modo più o meno marcato. Si tratta di non adottare una visione limitata ed essere perlomeno consapevoli delle differenze.

    Il mio pensiero è che quando si discute sull’origine e la natura dell’essere, per comprenderlo appieno, sarebbe necessario trascendere la propria natura umana per vedere l’essere “dall’esterno”. Applicando liberamente il secondo teorema di incompletezza di Gödel: se voglio cercare di dimostrare la coerenza di un sistema concettuale, non lo posso fare all’interno del sistema stesso, e se vogliamo parlare di ontologia dobbiamo farlo al di fuori dell’essere che ne discute. Ecco perchè secondo me le rigorose disserazioni logiche hanno poco valore e perchè penso che l’unico modo di discorrere di questi temi sia l’uso di simboli e archetipi.

    Trovo molto interessante il pensiero di Heidegger quando sostiene l’importanza di quello che chiama “pensiero poetante” e “poesia pensante”, contrapposta alla metafisica.

  3. Progettare è porre dei limiti, nell’infinito è difficile orientarsi.
    Così, suppongo, sia necessario partire con qualche ipotesi per quanto insolita possa sembrare. I percorsi possibili costituiscono una rete fittissima. Tanti incroci, tante possibilità.
    Più che scegliere il punto da dove iniziare, spesso (come suggerisci tu) occorre iniziare. Punto e basta.
    Non credo che l’uomo sia così evoluto da poter scegliere un percorso. Credo invece che l’uomo sia così impaurito da lasciarsi scegliere dal percorso.
    Credo anche che l’uomo sia così orgoglioso di se da “sembrare” prima di “essere”.

    E’ chiaro che siamo vittime di questo sistema che, dall’interno ci sembra infinito. Inventammo qualche divinità affinchè ci potesse dare, dapprima un aiuto, poi qualche risposta, infine qualcosa in cui credere/sperare. Ci siamo accontentati dei nostri limiti.

    In duemila anni la filosofia ha scoperto che l’unica verità consiste nel non conoscere la verità. Un buon sofismo, non avrei preteso di meglio. Magari ci avrei sperato!

    In tutto questo emerge solo che l’uomo equilibrato, oggi, deve necessariamente barcamenarsi tra pretese e possibilità. Ritorna in auge il concetto del “conosci te stesso”. Mi rendo conto che il ragionamento mediante archetipi ha una validità impressionante ed è forse perchè permette all’uomo di specchiarsi nella sua stessa brutalità, non viene mai accettato apertamente.

    Scusa i miei discorsi dottrinali, sono arrivato ad un punto morto e la mia curiosità non mi aiuta più come faceva un tempo. Credo che si ritenga, per ora, soddisfatta. Aspetto che qualche strada decida di scegliermi.

  4. Quindi vedi l’uomo essenzialmente privo di libero arbitrio, che si è creato egli stesso divinità e realtà superiori come alibi per non dover guardare in faccia la propria limitatezza.

    Per come la vedo io, la curiosità non può mai ritenersi soddisfatta, significherebbe perdere interesse per la vita. L’interesse può anche assopirsi, ma sicuramente tornerà, magari in forma diversa. In certi momenti, quando si pensa di essere arrivati al capolinea, non resta che fare qualche passo indietro e tentare strade nuove, senza necessariamente aspettare di trovare un cartello con su scritto “da questa parte”.

    Di limiti (in senso metafisico) ne abbiamo, ma secondo la mia modesta opinione ce li siamo messi da soli, come una sorta di “fermi” che limitano i giri del tuo motore…

  5. Pienamente d’accordo sul fatto che i “limiti” ce li imponiamo da soli. Da un lato sono percettivamente sociali e, dall’altro personali. In ogni caso ne siamo responsabili.

    L’educazione ci viene impartita e segna, contro il nostro volere, il carattere. Le regole sociali sono belle e pronte, occorre solo imparare a conformarsi o dissentire. Il pensiero viene debitamente incanalato dai media con strumenti che, credimi, hanno poco di umano o morale.

    Con questo non voglio deresponsabilizzare l’uomo, ci mancherebbe altro. Attendere il cadavere del nemico sulla riva del fiume è un insegnamento molto saggio (qualunque sia il nemico), per il resto credo che l’uomo non sia pronto a guardare se stesso e da qui derivano le mie considerazioni in merito alle divinità, io non esulo da questo pensiero.

    Per il fatto di “fare qualche passo indietro” … be’ è un buon suggerimento, ammetto che difficilmente mi volgo al passato, e la rigidità che non mi permette di guardare indietro è un ostacolo all’incedere. Credo che darò un’occhiata ai misfatti commessi, probabilmente mi sono incastrato da qualche parte!

    E, per concludere, la “strada”. Ammetto di non essermi spiegato ottimamente. Non volevo intendere che sia la strada a suggerire il percorso, tentavo di sottolineare il fatto che l’uomo vive di corsi e ricorsi, le domande esistenziali che mi pongo sono già state poste, le risposte sono già state date e il percorso è pressocchè delineato. Così, parlando per adagi, “tutto quello che c’era da pensare è stato pensato, basta solo pensarlo di nuovo”, e, aggiungo, con occhi nuovi per controllare che qualche sentiero non sia ancora vergine.

    Sei a dir poco illuminante!

  6. Sui meccanismi dei media ne so qualcosa, Beppe Grillo arriva a dire che siamo già nella terza guerra mondiale: quella dell’informazione e del marketing sociale, in mano ai “plasmatori di menti”. Ci sono anche studi antropologici che stanno indagando l’impatto che le nuove dinamiche sociali introdotte da Internet avranno e stanno avendo sulla nostra società, anche per quanto riguarda l’importanza e l’effetto delle informazioni.

    Per quanto riguarda il cercare di vedere con occhi nuovi, trovo interessanti i lavori di Edward De Bono sul pensiero creativo (“Sei cappelli per pensare”, “Pensiero Laterale”). Anche se poi è solo la punta dell’iceberg e un singolo argomento può essere visto da tante angolazioni…

    Felice di darti qualche spunto per le tue meditazioni!

  7. mmm … De Bono, un autore che non ho ancora affrontato!
    Sarà il prossimo! Sono istintivamente portato a fidarmi del tuo punto di vista.

    Grazie del suggerimento!

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