SecondLife

Chi non conosce il popolare mondo virtuale? Qui una presentazione. E ora che hanno rilasciato il client come software libero scaricabile qui si tratta solo di rodersi il fegato per non essere in copertura per l’adsl… Sento importanti implicazioni dal punto di vista delle interazioni sociali, anche se continuo a sostenere con forza la priorità della “FirstLife”.

9 pensieri su “SecondLife

  1. Può darsi. Io la penso però come Anna Oliverio Ferraris, secondo la quale i rapporti sociali in rete lasciano ampio spazio ad una visione idealizzata del sè, nel quale ognuno (consciamente o inconsciamente) presenta un’interpretazione del sè che dovrebbe essere invece costruita autonomamente dall’interlocutore. In sostanza di solito c’è un certo divario tra la personalità presentata nel mondo virtuale e quella “reale”.

  2. Certissimo, innegabile. Ma quella specie di Superego che consciamente o inconsciamente si proietta o si presenta, non è forse reale nel senso etimologico della parola, vale a dire legato a quella “res” che è ciascuno di noi?

  3. Beh, si tratta della secolare disputa sugli universali. E’ legato alla nostra persona in quanto funzione della personalità, questo si, ma potremmo porre la questione in questo modo: in SecondLife non ci possono essere avatar senza una persona “reale” che li guida, mentre ci possono essere benissimo persone in questa “realtà” che non hanno nulla a che vedere con SecondLife. Sono d’accordo che il mondo virtuale può rappresentare una grande occasione per fare esperienza nel rapportarsi con gli altri in modi che qui nella vita reale non sono possibili, ma come ogni cosa non bisogna esagerare ed arrivare a considerare quella vita come l’unica degna di importanza.

  4. Difatti non ho mai affermato, se rivedi bene quanto ho scritto, che si debba considerare la vita “SL” come l’unica degna di importanza, e men che meno per me personalmente. Rivendico soltanto, o almeno mi sforzo di farlo, la “realtà” o, se vogliamo, “reità”, a pari condizioni, dei mondi cosiddetti virtuali. Anche, ad esempio, i classici giochi infantili o la lettura da che mondo è mondo rappresentano e costruiscono mondi “virtuali”, ma questi appartengono pur sempre alla “realtà” dei loro protagonisti.

  5. Da questo punto di vista sono d’accordo con te. Quando dico che considero la vita di tutti i giorni prioritaria rispetto a quella virtuale, mi rivolgo a tutti quelli (e ce ne sono purtroppo) che considerando la propria esistenza senza importanza si rifugiano in questi mondi di fantasia disinteressandosi di quello che succede ai loro corpi. Sono d’accordo che la realtà non è solo fisicità, ma nemmeno solo fantasia. Se il mondo “fisico” è reale, in qualche modo lo è anche quello “virtuale”, ma l’ignorare l’uno in favore dell’altro è un errore. Tutto qui.

  6. Siamo d’accordo, in effetti. Il tuo accento messo sulla vita “di tutti i giorni” si rivolge appunto a quelle moltitudini, direi, che pretendono di vivere soltanto in quello “spazio”. Ed io sono solito porre l’accento sulla “realtà” della vita cosiddetta virtuale per la stanchezza che genera, nel mio ambiente più o meno sedicente “intellettuale”, sentire ad ogni pie’ sospinto una diffidenza veramente patologica (e poco intelligente, del resto) verso il mondo “virtuale”. Grazie per questo arricchimento del dialogo, anch’esso, in certo senso, “virtuale” (forse non avrò mai il piacere di fare la tua conoscenza “reale”), ma non meno “reale” nel suo sviluppo e, soprattutto, nei suoi frutti.

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