Apprendimento informale e mobile

Questo interessantissimo articolo, è un’intervista a Teemu Arina: uno che può essere definito un “esperto” di insegnamento ed educazione davvero arguto. Si parla di apprendimento informale come futuro dell’insegnamento, in cui l’apprendimento avviene al di fuori delle scuole, gestito dallo studente stesso (aiutato da un insegnate) che sceglie autonomamente ed in base ad i propri interessi gli argomenti di studio. In questo modo non verrà spenta la sua sete di conoscenza, ma anzi alimentata. Abbinato all’apprendimento mobile, secondo il quale è importante anche il contesto in cui si studia, ci si può servire di strumenti potentissimi come interenet ed il prossimo venturo web 2.0 come mezzi per conoscere. Inoltre, si auspica la creazione di strutture, come ad esempio salotti o le stesse biblioteche, in cui gli studenti possono incontrarsi e discutere liberamente. Così facendo si viene a creare quella serendipità che rende l’apprendimento variegato, ancorato alla realtà e foriero di idee originali.

In questo contesto, l’insegnante assume più un ruolo di leader che di manager. L’insegnante leader indirizza, conduce lo studente alla conoscenza che desidera, non come l’insegnate manager che dice cosa fare e cosa cercare.

Ci sarebbe moltissimo da dire, ma per il momento mi fermo qui, riservandomi di riprendere l’argomento in futuro. Peso comunque che l’insegnamento di oggi abbia molto di cui migliorare, e lo dico da persona informata dei fatti, che sa cosa vuol dire essere studente e che per sua “fortuna” si interessa di questo argomento, per cui sono a conoscenza delle alternative e dei possibili effetti che hanno.

2 pensieri su “Apprendimento informale e mobile

  1. È, mi pare, l’impostazione più corretta. Anche Makiguchi, pedagogo giapponese della prima metà del Novecento, basava il suo insegnamento più nella trasmissione delle modalità di appropiazione delle conoscenze che nella trasmissione “tout court” di queste ultime. In poche parole, insegnare a ricercare e studiare più che scodellare bell’e pronti i risultati della ricerca e i contenuti dello studio. Tuttavia(a mio modestissimo giudizio) sarebbe un errore non stabilire e rispettare, da ambo le parti, una certa qual disciplina, flessibile quanto si voglia ma pur sempre tale. La natura umana, infatti, e “a fortiori” quella del bambino e del ragazzo, necessita di una certa qual sana costrizione, in assenza della quale solo persone dotate di eccezionale forza di volontà (di disciplina interna, appunto) sarebbero in grado di non cadere in una voragine (certo “piacevolissima”) di pigrizia e superficialità: studio solo quello che mi piace, come mi piace e finché mi piace… Non sono insegnante (almeno non esercito come tale da anni), né tantomeno pedagogo, ma la mia personale esperienza mi porta a questa conclusione. Altrettando dicasi della memorizzazione, un tempo sacra, poi demonizzata e adesso, mi pare, saggiamente recuperata e rivalutata non come contenuto in sé, ma come disciplina mentale ausiliaria nella sistematizzazione (orribile parola, me ne scuso) del sapere acquisito… Chiedo anche scusa per le lungaggini!

  2. Sono d’accordo con te, e dico che ciò che è più importante è “imparare ad imparare”, prima di ogni altra cosa.

    Poi, quando parli di “quel pò di sana costrizione” riguardo l’insegnamento mi trovi anche qui abbastanza d’accordo. Da una parte, apprendimento informale non significa assenza di insegnante, significa solo che il docente cambia modo di agire nei confronti dei suoi studenti. Dall’altra, anche se la teoria della completa autodeterminazione dell’essere umano sia molto bella, come quasi tutte le teorie è perfetta finchè non si scontra con la realtà.

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