Comunicare in modo paraverbale

Ora ti svelerò un grande “segreto”, fai bene attenzione.

Il modo in cui ti comporti, l’immagine che dai di te ed il modo in cui gli altri ti vedono dipende dal tuo atteggiamento interiore.

Prova questo semplice esperimento: immagina un grande uomo (o se sei una lei, una grande donna), uno che comunica grande fascino e sicurezza di sè. Immagina il modo in cui si comporta, il modo di camminare, di respirare e di guardare ciò che lo circonda. E ora pensa di essere tu quell’uomo…

Hai fatto il primo passo per imparare a comunicare veramente, ovvero in modo paraverbale.

7 pensieri su “Comunicare in modo paraverbale

  1. Eppure, pur essendo vero quanto affermi in grassetto, il resto sembra dire il contrario (ed entrambe le cose sono vere, no?): dall’atteggiamento esterno dipende in gran lunga quello interno. Vale a dire il principio del mio buon vecchio William James: “Piangiamo perché siamo tristi o siamo tristi perché piangiamo?”. Siamo soliti insistere, e vedere quasi unicamente il primo processo; eppure il secondo non è meno vero, ed, anzi, assai più alla nostra portata se solo seguiamo saggi atteggiamenti come, appunto, il tuo “segreto”.
    Grazie!

  2. Per me la strada del miglioramento personale è fatta di tante piccole “illuminazioni”, non tanto di grandi rivoluzioni. Il modo con cui ho posto l’idea va presa con questo pensiero in mente.

    Quello che dici è vero, ma qual’è la differenza tra atteggiamento esterno e interno? Vedo una linea di demarcazione abbastanza eterea e poco definita.

  3. Sono d’accordo sull’importanza delle piccole “illuminazioni” rispetto ai grandi sconvolgimenti.
    Riguardo alla tua acuta domanda, certamente è poco definita la linea di demarcazione, tuttavia rimane sempre, soprattutto se al fattore personale aggiungiamo l’irrinunciabile componente sociale: proprio di fronte ad altri “io”, riscopriamo l’importanza del nostro “io esterno” e dei suoi atteggiamenti non solo per trasmettere agli altri i nostri sentimenti, ma anche come veicolo e mezzo di trasformazione interiore. Ad esempio, se di fronte ad una situazione di conflitto con altre persone io cerco di imprimere al mio atteggiamento esterno, attraverso segni e gesti molto concreti, delle valenze positive, identificabili come tali dalle persone in conflitto, non solo sto facendo del mio meglio per migliorare la situazione “esterna”, ma anche internamente, una volta superata l’iniziale difficoltà, il mio atteggiamento più intimo diventerà anch’esso positivo. Parlo comunque per esperienza, senza pretesa di universalità. Resta però il fatto che tale esperienza conferma, a mio giudizio, l’impostazione di psicologi come James o Maslow.

  4. Acuta domanda, acuta risposta. La mia idea era quella di entrare in uno stato interiore tale da modificare anche l’atteggiamento esteriore, mentre tu descrivi il processo inverso che pure riconosco come vero, anche secondo la mia esperienza. Insomma, l’uno sembra lo specchio dell’altro. Anche se non basta modificare l’atteggiamento esteriore per ottenere cambiamenti duraturi a quello interiore.

    Come sempre è molto stimolante la discussione, grazie!

  5. Stimolante davvero, e te ne sono assai grato! Il tutto non fa che confermare l’innegabile unità dell’essere umano, in base alla quale agendo su una parte anche il resto ne risente.

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