Come smettere di farsi le seghe mentali…

…e godersi la vita. Così s’intitola un famoso libro di Giulio Cesare Giacobbe, con il quale l’autore fornisce soluzioni a problemi come ansia, fobie, depressione, insicurezza.

Il Prof. Giacobbe, psicologo e dottore in filosofia, ha conseguito il PhD (l’equivalente del nostro dottorato di ricerca) in Psicologia e Counseling Psicoanalitico alla Pneumiatric University in California, USA. Ha inoltre creato la psicoterapia evolutiva di cui probabilmente parlerò in futuro, con la quale è possibile curare le nevrosi non traumatiche. Attualmente tiene il corso di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali all’università di Genova: infatti si vede chiaramente nel suo lavoro l’influenza di tecniche orientali (quali lo Yoga e la meditazione Zen).

Tornando al tema del post, secondo Giacobbe le seghe mentali non sono altro che pensieri non attinenti alla realtà e fornisce anche un esempio emblematico: "Se una sta chiusa in casa tutto il giorno a macerarsi il cervello pensando a come sarà difficile la vita per lei e come farà a trovarsi un lavoro e poi come farà con il matrimonio che già non sa neppure se è adatta al matrimonio, lei, e poi i figli oddio i figli sì li vorrebbe ma ce la farà poi a tirarli su come si deve e se poi si drogano o diventano delinquenti?". Un esempio ancora più rappresentativo e divertente è questa barzelletta.

Quando desideri qualcosa che probabilmente avrai tra breve e cominci a farti un sacco di "film mentali", poi quando per qualche motivo scopri di non poterla avere ci rimani molto male. Questo pensavo ultimamente, cercando la causa di questa delusione e se fosse possibile evitarla, magari affrontando la realtà serenamente. Alla fine mi è venuto in mente il libro di Giacobbe che parla proprio della causa di questi e molti altri problemi che stavo cercando: tutto nasce quando la tua mente vaga in una sorta di "realtà parallela" invece che in quella vera.

La soluzione?

Essere presenti nella realtà in ogni momento della nostra vita, diventare osservatori dei nostri pensieri. Godersi la realtà per quello che ci offre, e non soffrire cercando quello che non c’è. Se la tua attenzione è al qui e all’adesso, se sei consapevole di cos’hai dentro e fuori, puoi osservare il flusso dei pensieri come si osserva un fiume che scorre e poter finalmente vivere ciò che è, non come te lo immagini.


Commenti

Prendere decisioni e fiducia in sè stessi (15/05/2008)

Foto di James GordonHo già scritto a proposito delle seghe mentali, e di come il liberarsene spalanchi le porte per quella serenità e pace della mente che tutti cerchiamo. Ho già parlato di come per trovarla sia necessario accettarsi e vivere nel presen

Sconfiggere la timidezza (30/05/2008)

Foto di arbronE’ stato un grosso problema per me durante la mia infanzia e adolescenza: ero di carattere introverso e per di più timido, una gran brutta combinazione. So cosa significa camminare per strada a testa bassa, e l’alzare lo sguardo spaurito s

Lettura Produttiva: Atto II (18/07/2008)

Integro il post precedente con alcune ottime idee di Brad Bollenbach dal suo 30 sleeps.Come ho già detto, l’atteggiamento è importante quando si legge un libro da cui ti aspetti di acquisire nuove capacità e soluzioni: non basta leggere, bisogna assimil

Fanciullino (14/12/2007)

Io l’ho letto fino a metà, tempo fa, poi l’ho perso in un bar. Consiglio vivamente quel testo.

Il mio problema è che mi alimento di pensieri altri, di complicazioni e non-realtà. Ogni artista lo deve fare. Io non sono un artista, ma mi ci atteggio. In fin dei conti si può godere anche di quelle cose. Basta che non invadano la vita.
[ Per chi fosse interessato alle complicanze (non solo) artistiche della gente, veda "Lo Spazio Nero" di Fabio Fracas all’interno di http://www.milanonera.com. Appuntamento ogni giovedì. Chiedo scusa per la pubblicità al mio maestro di scritture e letture. ]

Manuel (14/12/2007)

Hai detto una cosa fondamentale: basta che non invadano la vita.

Il problema si presenta quando non si ha più il controllo e le fantasie diventano un problema patologico. Ora, se godi di una fantasia sapendo che è tale va bene (un qualsiasi essere umano senza fantasia è come un guscio vuoto), ma non va più bene se queste fantasie prendono il posto della realtà.

Come sempre sostengo la "via di mezzo".

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