[Story] Come superare gli esami senza studiare

By Scott Young
Traduzione a cura di Manuel Paccagnella
Link all’articolo originale

Non sono mai stato molto propenso a studiare prima di un esame. Raramente studio per più di mezz’ora, perfino per difficili esami finali che valgono più di metà della mia laurea. Quando studio, di solito dò solo un’occhiata al materiale, e mi faccio poche domande pratiche: per alcuni dei miei corsi di matematica devo ancora fare un singolo esercizio per casa. La maggior parte delle persone si imbottisce la testa di nozioni prima di entrare nell’aula d’esame, mentre io considero lo studio non più di un blando riscaldamento prima di correre.

Nonostante alcuni potrebbero ritenerle delle orribili abitudini di studio, sono sempre andato molto bene a scuola. Ho avuto la seconda media più alta cono onori della mia classe alle superiori, tutti e quattro gli anni. I miei primi voti all’università sono stati due A+ e un A per calcolo, computer science e storia antica dell’Asia, tutti corsi con alte percentuali di fallimento. Ho anche vinto un esame nazionale di chimica per un distretto di tre province, che non sapevo nemmeno di dover svolgere fino a che non sono stato chiamato e mi è stato detto di cominciare.

E’ molto facile guardare ai miei successi e alla mia apparente mancanza di sforzo, e concludere subito che è un dono innato, impossibile da replicare. Stronzate. Penso che, sia io che chiunque altro sia in grado di produrre questi risultati, semplicemente abbia una strategia più efficace per imparare. Con il mio sistema di studio, hai solo bisogno di sentire o leggere qualcosa una volta per impararlo. E il bello è che questo sistema può essere imparato.


Commenti

lara (19/01/2008)

Grazie Manuel per l’ottima traduzione, complimenti!
Credo che mi stamperò l’articolo e leggerò anche l’e-book. Dopo l’università pensavo non avrei più dovuto studiare nel vero senso della parola e invece ora che lavoro scopro quanto mi fossi sbagliata!
In fondo se si pensa che gli esami non finiscano mai allora è importante considerare il proprio modo di studiare anche quando la scuola sembra ormai essere un discorso lontano.
Ho sempre studiato per compartimenti stagni e per questo non mi sono mai divertita nell’apprendere cose nuove seppur adori conoscere.
Forse avessi letto l’articolo qualche anno fa non l’avrei capito come lo comprendo ora, poco male comunque dato che adesso riconosco quanto potrebbe essermi utile per il prossimo futuro. Ne farò tesoro e sperimenterò.

Manuel (20/01/2008)

Per quanto riguarda la traduzione non ne sono completamente soddisfatto ma spero sia abbastanza comprensibile.

La capacità di apprendere è utile per tutta la vita, e imparare a farlo in maniera efficace e magari anche divertente è una cosa meravigliosa. Ma ammetto che l’articolo, nonostante la sua lunghezza, non vada molto in profondità e magari può essere difficile da comprendere per chi apprende in modo pesantemente "compartimentalizzato".

Da parte mia mi sto documentando sulle varie teorie dell’apprendimento per magari riuscire a esporlo in maniera comprensibile ai più e magari in modo pratico.

Se vuoi facci sapere come procede la sperimentazione!

Rod (20/01/2008)

Saluti da un nuovo arrivato!

Mi ero imbattuto nel post di Scott Young mentre cercavo notizie sulle Mappe Concettuali e l’Apprendimento Significativo di Joseph Novak.

Trovo molto simili tra loro questi due metodi, probabilmente hanno gli stessi concetti base ma qualche differenza credo ci sia (se non altro la spiegazione di Young è più semplice, quella di Novak può essere un po’ troppo tecnica, specie nei suoi libri )

Io li sto ancora esplorando, ma sarei curioso se qualcuno conosce e magari usa anche il metodo di Novak (per chiarimenti: http://cmap.ihmc.us/Publications/ResearchPapers/TheoryCmaps/TheoryUnderlyingConceptMaps.htm e google)

Ciao!

Rod

Manuel (20/01/2008)

Benvenuto Rod!

Diciamo che il linguaggio di Scott è più semplice perchè al contrario di Novak non si occupa dell’apprendimento per professione.

Per quanto ne so della teoria di Novak ha degli spunti interessanti ed è senz’altro un ottimo modo di studiare (ricordo che qualche anno fa usavo un metodo molto simile senza saperlo), ma secondo il mio modesto parere può essere migliorato.

Attualmente ci sono delle teorie più recenti sull’apprendimento che sembrano molto promettenti, appena ne saprò abbastanza scriverò qualcosa in proposito.

Fanciullino (21/01/2008)

Ho messo da parte l’articolo, per leggerlo con calma; prometto che metterò in pratica e posterò i miei spunti, anche nel mio blog, se mi sembra necessario. Bella lì, blogger "senza nome".
; )

Manuel (22/01/2008)

Studiare con facilità, senza grande sforzo e in poco tempo… un obbiettivo per cui vale la pena "sporcarsi le mani". Bella lì Fanciullino

Fanciullino (11/02/2008)

Eh, dire che ne vale davvero la pena. Finalmente ne ho completato la lettura e lo metterò in pratica da subito.
Grazie ancora.

Manuel (15/02/2008)

Allora se ti va facci sapere come procede

LiloPik (26/06/2008)

Riconosco quello che ho fatto spontaneamente per anni, medie e liceo.
Senza letteralmente aprire libro (i miei libri del liceo sono intonsi), sono andato avanti con ottime medie ed ho chiuso la maturità con 100.
L’unica materia per la quale mi mettevo giù a fare sistematicamente esercizi era matematica, materia prediletta, e avevo l’orgoglio di essere il primo della classe.
In 4° superiore, sono passato alla fase regionale delle miniolimpiadi di fisica, rispondendo a quesiti di cui, come descrive l’articolo, non avevo la risposta, ma ho potuto eliminare le scelte sbagliate ricorrendo ad altre informazioni.
Specialmente durante le interrogazioni orali, una parola bastava ad agganciare tutta una conoscenza dell’argomento che non pensavo nemmeno di avere, perchè non l’avevo materialmente studiata, ma in qualche modo era rimasta dalle spiegazioni ascoltate e rielaborata successivamente.
Da un piccolo schema di una compagna di classe, ricostruivo un interrogazione.

Vi vorrei chiedere come mai, però, all’università questo non ha funzionato, non solo non ho passato gran parte degli esami di fisica e matematica esami, ma non riesco a darli anche imbottendomi la testa di nozioni. Anzi, ci sono ben pochi esami in cui basta ragionare, la maggior parte dei quesiti sono puramente e squisitamente mnemonici, gli esercizi si imparano a macchinetta, e se non ci riesci, come me, non passi. L’unico esame in cui ho coniugato le due parti, memoria e ragionamento è stato disegno, in tutti gli altri reputo impossibile, nel mio ramo, ingegneria, dare esami in quella maniera.

Manuel (06/07/2008)

Ora come ora non saprei dirti il perchè, ma se mastichi un pò d’inglese c’è l’OTTIMO sito di Cal Newport (che ha scritto alcuni libri sul successo al college/università) con una marea di consigli molto utili:

http://calnewport.com/blog

LiloPik (06/07/2008)

Grazie per il link.

PS, ho passato un esame solo orale, materia senza grandi formule, più che altro argomenti descrittivi e spiegazione di disegni, stesso modo: leggere, ragionare, schemi.
Tranquillo, facile da studiare e ricordare, mobilitazione spontanea di tutte le capacità al momento dell’esame (come diceva primo levi).
Con le formule un filo più lunghe e "astratte", in esami mnemonici (99%) annaspo… ;(

Manuel (15/07/2008)

Complimenti per l’esame

Ho presente il problema delle formule, e vedo due soluzioni: la prima è quella di cercare di analizzare la formula in ogni sua parte e capire il perchè di ogni elemento, questo facilita la memorizzazione ma non è sempre applicabile e può richiedere studi molto (troppo) approfonditi. La seconda è quella di memorizzarla, ma in questo caso il metodo "olistico" di Scott non è utilizzabile e bisogna rivolgersi ad altre tecniche (vedi il commento qui sotto di Rod).

Rod (13/07/2008)

Ciao!

Anche io studio ingegneria ed ho riscontrato un problema analogo (anche se forse non direi sia tutto tutto mera memorizzazione, ma dipende da vari fattori)

Nei post e nei libri sia di Scott Young che di Cal Newport, viene riconosciuto che i metodi esposti non risolvono tutto e che una parte richiede una pura memorizzazione di formule, date e altro. Entrambi consigliano in questi casi l’utilizzo di sistemi come le Flash-Cards, senza contare mnemotecniche che però credo richiedano una certa preparazione prima dell’effettiva prova sul campo.

Le Flash-Cards non sembrano male, le sto usando da poco, tentando con il metodo Leitner (http://en.wikipedia.org/wiki/Flashcard) ed ho notato solo un problema: per paura di perdere cose importanti, istintivamente mettevo tutto in Cards, fossero formule o concetti astratti magari anche lunghi, creando così un numero spropositato di carte con conseguente aumento di tempo e calo di voglia nel loro utilizzo. E’ meglio (mi sa che è ovvio ) usare nelle Flash-Cards, domande con risposte brevi, nette, chiare e sintetiche.

Per il resto i suggerimenti di Young e Newport credo possano andare, anche se alle volte qualche dubbio mi viene, specialmente quando sento confronti tra il sistema scolastico europeo e quello americano (lo so, Young è Canadese) o di altri paesi, oppure quando si leggono casi di persone che in America si prendono 2-3 lauree contemporaneamente in meno della metà del tempo.

In ballo comunque ci sono vari aspetti e non c’è un sistema universale che valga sempre e per tutti, ma si trovano validi spunti da adattare alle proprie esigenze e situazioni. Io ad esempio studio ed ho un lavoro a tempo pieno e la cosa si fa sentire, non so come andrà, ma tento di crearmi un mio metodo anche con l’aiuto degli autori citati, anche se si basano su una situazione "più tradizionale"

Spero col mio piccolo (+/-) commento di esser stato utile e magari, se qualcuno più pratico su Flash-Cards e mnemotecniche potesse aggiungere conferme, smentite e consigli…

Ciao!

Rod

Manuel (15/07/2008)

Ciao Rod!

L’idea delle flash-cards come giustamente dici tu è quella di avere cards piccole e brevi, da poter anche tenere in tasca volendo. A questo proposito Cal Newport ha un paio di post interessanti:

http://calnewport.com/blog/2007/09/24/monday-master-class-use-focused-question-clusters-to-study-for-multiple-choice-tests/
http://calnewport.com/blog/?p=130

Dove parla di domande in stile botta-e-risposta, che però non si prestano bene se l’argomento è altamente strutturato e interconnesso come può esserlo un corso di ingegneria, in questo caso propone un metodo più organico (anche se meno "flash"):

http://calnewport.com/blog/2008/06/23/monday-master-class-conquer-complicated-material-with-the-mini-textbook-method/

Se però vanno bene le flash-cards, allora c’è un articolo interessante che ti può interessare:

http://www.wired.com/medtech/health/magazine/16-05/ff_wozniak?currentPage=1

In cui si dice che il momento in cui si ripassa una flash-card è cruciale per la memoria (in maniera forse simile al metodo di Leitner).

Il programma citato nell’articolo è a pagamento ma ne esistono anche di comparabili gratuiti (ad esmepio MenemoSyne, ma non l’ho mai provato). Un buon candidato è anche Anki:

http://ichi2.net/anki/

Rod (17/07/2008)

Bhe, in Ingegneria le Flash-Cards possono essere utili per formule, brevi definizioni o anche grafici particolari (andamenti di particolari curve…).

In giro non ho ancora trovato buoni software per le Flash-Cards sia tra quelli prettamente via web, che tra quelli offline. Anche se uso regolarmente un Tablet, per queste cose trovo ancora più rapida e comoda la carta, sopratutto per la creazione. Forse non è male con un mini-pc, ma non li ho ancora provati.

Grazie dei link… ma… quelli lunghi sono troppo lunghi

Ciao!

Rod

Manuel (18/07/2008)

Si certo, alludo il fatto che forse il cercare di inserire tutto un corso di ingegneria su flash-cards sia troppo restrittivo.

Per i link lo so, vedrò come risolvere il problema, intanto si può selezionare comunque l’indirizzo completo partendo dall’inizio della linea e trascinando il puntatore sulla linea sottostante… un pò macchinoso ma al momento dovrà bastare:-/

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