Il vecchio e lo scrittoio

Era da parecchio che non scrivevo nulla, anche se continuavo (e continuo tutt’ora) a esplorare la realtà. All’improvviso, come a volte accade, mi è venuto l’impulso di scrivere e senza avere la minima idea di cosa sarebbe venuto fuori mi sono messo seduto a farlo seguendo il flusso.

Questo è un racconto. Un racconto forse incomprensibile a molti, probabilmente brutto (Lara e Marta di Shiningarden e Fanciullino avranno molto da dire in proposito e sono certamente più competenti di me in questo). In ogni caso ha innescato una riflessione seria sull’utilità della narrativa rispetto ai saggi, ma rimando questa riflessione ad un’altro post.


Il vecchio si mise al suo scrittoio come al solito, ma non aveva nessuna voglia di scrivere. La penna nella sua mano era pesante come un macigno, e la mente incapace di rimanere su un pensiero abbastanza a lungo da fargli assumere una forma adatta ad essere comunicata.

Scrivere? Pensare? Vedere? Confusione, o forse maggiore chiarezza. Chi avrebbe voluto leggere quello che partoriva la sua mente confusa, preda di pensieri convulsi e pulsanti? Qualcuno ne avrebbe veramente potuto ottenere qualcosa? No, non ne era affatto convinto.

Ripensò a come era cominciato tutto, a come si era lasciato abbagliare dal mondo della scrittura. Indietro, ancora più indietro. Cercò di ricordare quand’era bambino, in quel magico periodo in cui cominciò a riconoscere prima le singole lettere dell’alfabeto, poi pian piano a leggere parole, frasi e pagine intere. La sua bocca assunse la forma di un lieve sorriso. Quanto amava la conoscenza! E i libri, che ne erano gli indiscussi depositari. Allora credeva veramente a quel detto: "conoscenza è potere".

Si passò una mano sul viso e si alzò dallo scrittoio, muovendosi con passo pesante fino alla finestra. Spostò leggermente la tenda, lasciando entrare un fascio di luce che trafisse la penombra della stanza come una lancia insanguinata. Guardò fuori. Una cosa che non faceva spesso, abituato com’era a guardare da altri tipi di finestre, ad altri tipi di paesaggi. C’era un intero mondo là fuori e si rese conto che passava la maggior parte del suo tempo ad ignorarlo. Che cosa si stava perdendo? Si chiese chi, in punto di morte, potesse dire di essere vissuto veramente: un misantropo topo di biblioteca come lui, che aveva dedicato la sua intera vita ad esplorare i suoi pensieri, o l’operaio spensierato che lavorava tutto il giorno sotto il sole, tra ruspe e odore di asfalto fresco?

Scosse la testa. Ecco, lo stava facendo di nuovo! Aveva ormai imparato, e in parte intuito che la verità stava sempre nel mezzo, non negli estremi. Stava vivendo una vita mutilata, quasi sconnesso dalla realtà. Realtà: "ciò di cui si fa esperienza"… Già, esperienza. Input sensoriali, stimoli, connessioni emotive. Il livello di esistenza istintuale, al di là dei pensieri e al di sotto di essi, e proprio per questo in grado di influenzarli in modo occulto.

Ecco quello di cui aveva bisogno: di equilibrio! Gli occhi gli si illuminarono di colpo. Aveva bisogno di esperienze, di emozioni, di vedere, sentire e toccare di nuovo come fosse la prima volta. Doveva uscire dalla sua testa ed entrare nel mondo. Doveva cominciare a VIVERE, non solo a pensare di farlo!

Aveva ancora molto da imparare! Si girò di scatto, e scese le scale uscì velocemente dalla sua casa senza nemmeno chiudersi la porta alle spalle, trotterellando per il viale alberato come faceva da bambino, secoli fa.


Commenti

lara (18/03/2008)

Ehm, di competenza me ne attribuisco ben poca (ma ti ringrazio cmq per la gentilezza!) però sono felice che tu abbia trovato l’ispirazione per scrivere questo racconto perchè so per esperienza che la scrittura apre molte più porte di quante immaginiamo.
A me il significato della tua storia è piaciuto e sicuramente con una buona revisione (nota dolente di ogni scrittore!) ne potrebbe venir fuori un racconto interessante. Per esempio io avrei già qualche curiosità da soddisfare: perchè il vecchio si è rifugiato nel mondo dei libri? Com’è stata la sua vita fino a quel momento? Che cosa ora lo ha spinto a cambiare idea, a riaffacciarsi su quel mondo che aveva preferito ignorare finora? (qualche spunto per continuare la storia…?! Lo spero ).
Aspetto invece la tua riflessione sull’utilità della narrativa rispetto ai saggi, sono curiosa di conoscere la tua opinione perchè i libri sono da sempre il mio pane quotidiano.

Manuel (19/03/2008)

Comunque sempre più di quanta ne ho io cara lara

Riguardo la revisione, ne ero certo ma ora come ora quello che mi interessa di più è l’idea che ci sta dietro anche se credo che a lungo andare una certa evoluzione di stile sarà necessaria e desiderabile. In ogni caso non miro a racconti lunghi, dato il mio amore per la semplicità e la brevità sono più orientato verso pezzi brevi (anche se dalla lunghezza di questo commento non si direbbe…).

Il vecchio ti incuriosisce? Mi piace pensare a lui come a una balena, che si affaccia in superficie quel tanto che basta per respirare e poi tornare nelle misteriose prosondità del mare… quindi immagino rimarrà un mistero il suo passato

Per la riflessione sulla narrativa, sei stata appena accontentata

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