Il volto originario

Molti di noi si rendono conto che la faccia che mostriamo al mondo ogni giorno non è il nostro vero volto. La nostra “vera natura” è soffocata da paure, condizionamenti e convinzioni errate circa noi stessi e il mondo in cui viviamo.

Di conseguenza, la strada per portare la nostra vera identità allo scoperto NON consiste nell’eliminare ogni freno che abbiamo. La conseguenza sarebbe lasciare campo libero ai nostri condizionamenti di contaminare ogni azione e ogni pensiero che abbiamo. Fidati su questo, io lo so per esperienza.

Il nostro autentico, il nostro volto originario come lo definisce lo Zen, è sepolto da anni di errori di interpretazione e convinzioni negative che dobbiamo togliere strato dopo strato per portare alla luce la gemma che risplende al di sotto. E questo richiede lavoro.

Essere sè stessi, senza paure o limitazioni significa libertà. Ma per avere vera libertà occorre esercitare la disciplina. Sembra un controsenso ma è così.

Per sottolineare i concetti, mi avvalgo delle parole di D. T. Suzuki nel suo libro “Introduzione al Buddhismo Zen”:

Noi tutti, in realtà, viviamo sotto molti strati di illusioni e ipocrisie che non hanno nulla a che fare con il nostro sè più profondo.

Raggiungere l’autenticità, ciò che viene chiamata “virtù segreta”, è una cosa semplice ma che richiede un impegno costante. Significa seguire la corrente, vivere nel qui ed ora senza preoccuparsi inutilmente del passato (che non c’è più) e del futuro (che deve ancora venire, e che è influenzato dalle nostre azioni presenti). Con le parole di Suzuki:

virtù segreta […] significa non sciupare le proprie risorse naturali; fare pieno uso, economico e morale, di qualunque evenienza si produca nella nostra vita; trattare voi e il mondo nel raggio d’apprezzamento più alto e reverenziale. E in dettaglio, praticare la gentilezza senza alcun pensiero di ricompensa. Un bambino sta annegando, io mi tuffo in acqua e il bambino è salvo. Cioè faccio tutto quanto è richiesto dalla circostanza; ciò che è fatto è fatto. io procedo, non guado mai indietro, e non ci penso. Passa una nuvola e il cielo non è mai stato tanto blu e tanto ampio come ora.

A cosa porta l’autenticità, il riscoprire il proprio senza il filtro dell’ego o dell’io? Uno stato, un modo di vedere le cose e vivere la vita che può solo essere intuito da chi non ne ha fatto esperienza diretta.

Il filosofo cinese Lieh-Tzu descrive questo atteggiamento nel modo più limpido: “Ho avvezzato la mia mente a pensare senza impacci ciò che essa voleva e la mia bocca, ad esprimere ciò che le piaceva; io allora ho scordato ‘questo-si e questo-no’, la ‘perdita o il guadagno’, erano miei o d’altri; nè mai ho cercato di sapere se Lao-shang-shi fosse il mio maestro o Pao-kao mio amico; e così esteriormente e interiormente sono stato completamente trasformato. E allora l’occhio è diventato come l’orecchio, e l’orecchio come il naso, e il naso come la bocca; e non c’era nulla che non fosse identificato. Non appena la mente si contentrava la forma si dissolveva, le ossa e la carne si scioglievano; io non sapevo più su che cosa poggiasse il mio corpo e dove i piedi mi portassere; semplicemente, col vento, mi muovevo a ovest e a est, come una foglio che oscilla alla corrente; ignoravo se ero io a cavalcare il vento i il vento a sospingere me.

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