Cambiare è possibile

Una delle domande esistenziali, con la quale tutti prima o poi ci confrontiamo è: “chi sono?” Non è una domanda semplice a cui trovare una risposta.

C’è molta confusione sul concetto di identità, che a volte può creare delle resistenze al cambiamento. Nella nostra vita noi nasciamo, cresciamo e maturiamo commettendo errori. Nel corso del tempo ci miglioriamo sempre di più sviluppando le nostre facoltà positive e cercando di “smussare” gli angoli spigolosi. Ma ad un certo punto qualcuno si ferma, e a dispetto della chiara necessità di evolversi, di cambiare qualcosa, si rifiuta. Con scuse tipo:

Non voglio tradire la mia natura per compiacere gli altri. Non è possibile cambiare ciò che sono, sarebbe solo una tortura inutile. Le persone DEVONO accettarmi per quello che sono.

Io credo che queste cose siano in genere una razionalizzazione della paura di cambiare, o di una sensazione che farlo comporti troppa fatica. Ma spesso si tratta un senso di identità confuso, con il quale ci si identifica anche con i propri difetti (tranquillamente eliminabili). Il risultato è la convinzione che tentare di eliminarli va contro la propria natura, è impossibile e sarebbe una inutile violenza a sè stessi.

Lo spettro della consapevolezza di sè

La mia teoria (sicuramente non nuova) è che il nostro senso del sè, di identità, la nostra visione dell’immagine di sè evolva in vari stadi. In ognuno di questi stadi ci si identifica con un particolare attributo attuale del nostro sè (come comportamenti, pensieri, emozioni), e uno stadio di consapevolezza superiore si ottiene trascendendo quello attuale trasformando il soggetto dell’identità in un oggetto: da “io sono X” a “io posseggo X”.

Un esempio

Ad esempio, ad uno stadio relativamente basso una persona può identificarsi con i propri comportamenti: “Io sono i miei comportamenti.” Ma le azioni sono solo una particolare espressione del nostro sè, non ci definiscono completamente. Tra l’altro, sappiamo (sia attraverso il senso comune che le ricerche di psicologia comportamentale) che comportamenti e abitudini possono essere cambiate.

Chi però è a questo stadio di consapevolezza di sè, se ha una brutta abitudine come ad esempio il ricercare costantemente approvazione dagli altri, si identificherà con essa e non riuscirà a disfarsese. Per questa persona l’essere remissivi e farsi mettere i piedi in testa farà parte della propria percezione di sè e tentare di eliminarlo sarebbe un attentato alla propria identità. Come risultato, sarà MOLTO difficile cambiare.

“E’ inutile, io sono così non c’è nulla da fare!”

Trasceso questo stadio però, il “io sono questo comportamento” diventa un “io ho questo comportamento”. La dipendenza dall’approvazione degli altri da soggetto che definisce il sè diventa un oggetto, un attributo. La persona non si identifica più con il suo atteggiamento che quindi può essere cambiato senza per questo intaccare la propria immagine di sè. Il cambiamento diventa possibile. Magari non sarà facile, ma possibile.

Conclusione

  • La consapevolezza di sè attraversa vari stadi che vanno trascesi per supportare i cambiamenti necessari al miglioramento della propria vita.
  • Comportamenti, pensieri ed emozioni sono attributi che in ultima analisi non fanno parte della nostra essenza, che è pura consapevolezza. Di conseguenza non sono immutabili.

Quindi, cambiare in meglio senza tradire la propria natura è possibile. Tu PUOI cambiare. Hai il potere e il diritto di farlo, per migliorare la tua vita e di chi ti sta attorno.

3 pensieri su “Cambiare è possibile

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