Il coraggio di sbagliare

Sbagliare è naturale, ma ammettere (almeno con sè stessi) di averlo fatto e porvi rimedio nonostante il fastidio è un atto di coraggio.

Chiedere scusa, è un atto di gentilezza ed empatia.

Tuttavia, sempre meglio agire e sbagliare che non fare nulla. Con gli errori si impara, con i successi si rinforza la propria autostima, ma con l’inazione spesso non si ottiene nulla (anche se a volte è la scelta migliore).

 

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La ricerca dell’anima gemella

Ricordati: una relazione tra due persone comporta un’interazione tra… DUE persone. Due essere umani complessi con una personalità, gusti e scala di valori propri.

E’ normale, se si è single, sentire il bisogno/voglia di trovare qualcuno con cui condividere sè stessi e con cui scambiarsi amore nel senso più ampio del termine. Ma ci sono due requisiti imprescindibili perchè una relazione possa esserci e sia soddisfacente:

  1. L’altra persona ti deve piacere
  2. Tu devi piacere all’altra persona

Purtroppo non sempre questi requisiti ci sono entrambi. A volte tu piaci ad un’altra persona ma questa non ti interessa, altre te ne piace una ma sei tu a non interessarle. Ma di tanto in tanto, succede che incontri qualcuno che ti piace e a cui piaci. C’è armonia, “feeling”, vi sentite come se vi conosceste da una vita, potreste andare avanti a parlare per ore. Ti piace tutto di questa persona e ogni volta che ne sei distante ti scopri a desiderare che sia presente. Un dolce incantesimo, non c’è dubbio.

Ma non sempre succede. Ad esempio potresti anche conoscere una ragazza che ti ipnotizza e che desideri con tutto te stesso. Una ragazza che stimi e conoscendola capisci che si tratta di una persona fantastica… se non fosse che ha gusti completamenti diversi e, tristemente, non sei il suo tipo. Magari anche lei ti trova una grande persona ma… non pensa a te come ad un’amante. Non cercare di farle cambiare idea, per quanto difficile passa oltre. Con lei non ci potrà essere altro che una bellissima amicizia. Non perdere tempo.

E poi, c’è la condizione peggiore: la/il ex che continui segretamente a desiderare nonostante tutto. Smettila. Vedi, una persona non è qualcosa di statico. Piuttosto (si spera) con l’andare del tempo cresce e matura. E la persona di cui ti eri innamorato e con cui una volta stavi tanto bene potrebbe intraprendere una strada diversa dalla tua. Fatti un favore: smettila di vivere nel passato e guarda avanti. Non aspettarla, non coltivare pensieri di riavvicinamento (se non di amicizia). E’ proprio vero, te lo posso testimoniare:

La minestra riscaldata non è buona…

Meglio soli che male accompagnati.

Sono convinto che per ognuno di noi non esista una sola ma tante persone con cui staremmo bene. Non stancarti di cercare e tirati fuori dalle sabbie mobili prima che sia troppo tardi. Meglio ci riesci e più vicina sarà la tua “anima gemella”.

Ci sarebbe ancora tanto altro da dire, ma lo farò in altre occasioni forse. Non desidero certo fare di tutta l’erba un fascio, ci sono innumerevoli sfumature di mezzo e dovresti sempre considerare con attenzione la tua situazione. Ma tieni sempre a mente i pro e i contro: se per instaurare e mantenere uno straccio di relazione devi faticare come un mulo ed alla fine ci stai anche male, forse non ne vale la pena…

Sii come l’acqua, scorri, adattati e vivi la vita come viene. Accogli i doni che ricevi senza attaccartici e accetta quello che sei e la tua vita. Solo allora sarai libero di essere ed esprimerti. Tutto arriva a chi sa aspettare e a volte, paradossalmente, l’unico modo per ottenere qualcosa è non desiderarlo.

Magie dell’automazione! vsn.com

Rieccomi dopo una lunga assenza. Ma non sono tornato a mani vuote…

C’è stato un periodo in cui questo blog si era trasferito in un dominio diverso (viasenzanome.com) ed era gestito su una piattaforma diversa da quella attuale. Durante quel periodo ho scritto diversi post che mi sarebbe dispiaciuto perdere. Purtroppo, prima di chiuderlo, ho fatto in tempo a fare solo un “backup” manuale delle pagine web.

Il sogno nel cassetto, una volta tornato “all’ovile”, era quello di integrare tutti i post fatti sull’altro blog e che io avevo salvato come normali file html sul mio pc. Inutile dire che il recupero, e specialmente l’integrazione in questo blog sarebbe stato un compito molto lungo e noioso…

Fino a che in questi giorni ho scritto un programmino per estrarre, preparare e pubblicare su questo blog automaticamente tutti i post che avevo salvato. Il tutto ha richiesto un pò di tempo, ma è stato un investimento molto redditizio: ho importato tutti gli 80 post in pochi minuti! E con ogni post ho salvato anche tutti i commenti 🙂 Non mi sono preso la briga di postare anche le immagini che accompagnavano alcuni di essi, è stata un compromesso calcolato.

Li puoi trovare categorizzati sotto la voce vsn.com, enjoy! 😀

Pensiero compulsivo: se lo conosci lo eviti

Giulio Cesare Giacobbe nel suo libro “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita” (nonostante il titolo è un libro “serio”, nel senso che contiene informazioni importantissime) definisce una sega mentale come un qualsiasi pensiero non attinente alla realtà.

Quanto spesso siamo vittime di pensieri che non riguardano la realtà che ci circonda e non ce ne rendiamo nemmeno conto! Il bello è che il pensiero è normalmente un riflesso, una reazione agli eventi, a volte anche come valvola di sfogo. E a volte può accadere che l’effetto di tali pensieri non sia quello di diminuire il livello di stress, bensì quello di aumentarlo. A quel punto quei pensieri diventano compulsivi e involontari e continuano a generare stress… anche se non lo vogliamo. Il tipico esempio è quello dei film mentali con i quali vediamo e rivediamo eventi negativi passati e che funzionano come inibitori, oppure i pensieri del tipo: “mi ama veramente oppure no?”, “si sta prendendo gioco di me?”, ecc. ecc.

Origini del pensiero compulsivo
Il pensiero probabilmente si è evoluto come una sorta di continuazione in stato di veglia del sogno la cui funzione era quella duplice di valvola di sfogo per lo stress (simulando nell’immaginazione delle azioni risolutive agli eventi causanti lo stress) e di mezzo per l’acquisizione e il mantenimento di capacità (c’è almeno uno studio che lo dimostra ma al momento non ne ricordo i riferimenti, se qualcuno li conosce può postarli nei commenti).

Successivamente, ha assunto anche la funzione di strumento di problem-solving sul quale abbiamo acquisito un controllo cosciente. Da allora abbiamo anche cominciato a soffrire di pensiero compulsivo: cioè dei pensieri involontari, negativi, debilitanti e non attinenti alla realtà che si auto-alimentano.

Riconoscere le seghe mentali negative
Giacobbe distingue tra seghe mentali positive (che possono fungere da valvola di sfogo diminuendo lo stress, oppure come evasione o ancora che rievocano successi e provocano una sensazione piacevole) e negative (che viceversa provocano un aumento di stress e in generale malessere). Il primo passo per eliminare le seghe mentali negative (e quindi vivere meglio e più serenamente) è quello di riconoscerle.

E con un pò di auto-analisi è semplice:

  1. Questo pensiero è attinente alla realtà? Si tratta di qualcosa che è direttamente riferito a ciò che mi circonda?
  2. E’ un problema che ho bisogno di risolvere? E’ risolvibile? Se il problema non è un problema o è immediatamente risolvibile (probabilmente perchè al momento non si possiedono tutte le risorse necessarie), allora è inutile preoccuparsene.

Se la risposta ad almeno una di queste domande è sì, allora la tua è una sega mentale negativa, puoi smettere di fartela.

Come eliminare un pensiero compulsivo negativo
Per definizione un pensiero compulsivo è involontario e si auto-alimenta. Il modo per indebolirlo e alla fine eliminarlo consiste nel privarlo della “carica emotiva” che produce deviandola verso un elemento neutro (un’altra sega mentale quindi, ma finalizzata allo “scaricare” il potenziale di quella negativa per poi essere eliminata facilmente a sua volta).

A questo scopo viene molto utile un mantra non significativo: una parola o serie di parole senza un significato particolare riguardo il pensiero negativo da eliminare da ripetere mentalmente a oltranza in modo “meccanico” concentrandosi su di essi per deviare l’attenzione. Ad esempio: “hakuna matata” o “pizza” 🙂

Come dice Giacobbe (informatevi pure sul suo curriculum, è un docente universitario): “sembra una belinata ma funziona!” Non si tratta di “psicologia pop” ma di rimedi semplici e provati.