Cambiamenti?

Una cosa a cui sto pensando da un pò. Mi piace scrivere qui e mi piace condividere la mia passione e anche se in questo periodo estivo ci sono stati pochissimi aggiornamenti al sito, nella vita reale naturalmente ho avuto diverse esperienze e ho imparato molto.

Ho creato un nuovo blog (questo) spostandomi dalla piattaforma wordpress a un dominio personale gestito da un software diverso. Avevo preso questa decisione perchè volevo che il blog assumesse una sua identità e anche se non ho mai desiderato diventare un blogger professionista con un corposo ritorno economico, volevo una mia nicchia nel cyberspazio. Non da ultimo c’erano anche motivi prettamente tecnici (il blog-engine di questo sito è più pulito, sicuro e comodo di wordpress dal punto di vista dello sviluppatore ma un pò meno usabile).

Mi sono procurato un dominio e dello spazio web da un provider piuttosto buono ma anche non propriamente economico, quindi probabilmente almeno per il momento pensavo di dichiarare concluso l’esperimento di questo blog e tornare ad aprirne uno sulla piattaforma wordpress…

Un problema tecnico sarebbe quello di trasferire i post sia del vecchio blog che di questo in quello nuovo (almeno i migliori, in maniera simile a quanto ho fatto per i post "Story"), ma questo è un problema che in parte penso di aver risolto.

Morale: nel giro di qualche settimana forse ci sarà una nuova "Via Senzanome" basata su wordpress che comincerà a popolarsi di post vecchi e nuovi.


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Essere sè stessi: autenticità ed eudaimonia

Mano a mano che il tempo passa mi rendo conto sempre di più quanto la deviazione dalla propria vera personalità sia fonte di sofferenza e stress. La vera autorealizzazione e la felicità interiore (che non deve dipendere da fattori esterni) passano attraverso l’accettazione del sè. Quello che rende "magnetiche", assertive e attraenti certe persone è proprio l’autenticità, il riuscire ad esprimersi pienamente senza paura del giudizio altrui.

Troppo spesso invece indossiamo maschere per proteggerci dalle opinioni negative e per paura di non essere accettati. Certo, abbandonando le maschere a qualcuno non piacerai ma sarai indubbiamente più felice. Preferisci una vita frustrante imprigionato dai "personaggi" che hai creato tu stesso per proteggerti dal mondo, o vuoi sperimentare una vita di vera libertà espressiva e pensiero critico?


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Vinces (07/08/2008)

Dolce

ishin (08/08/2008)

Splendido post!

Manuel (08/08/2008)

Grazie a tutti e due

lara (21/09/2008)

Accettarsi è uno degli aspetti più complicati del percorso di crescita personale che alcuni intraprendono. Il più complicato, ma posso testimoniare, anche il più bello.
Complimenti per il post, Manuel, è molto ben strutturato e argomentato e tratta di un aspetto della nostra vita che spesso sottovalutiamo.

Manuel (21/09/2008)

Sono d’accordo lara.

Grazie!

Focus, sovraccarico cognitivo e produttività

L’information-overload è un problema recente, acuito a livelli praticamente insostenibili dai mezzi di comunicazione globali sui quali regna internet. Siamo immersi da una quantità di informazioni superiore alla nostra capacità di processarle e assimilarle. Ma sono davvero necessarie tutte queste informazioni? Dovremmo ritornare forse al medioevo de-alfabetizzandoci?

Teoria del pendolo

Credo che quello che stiamo vivendo sia un periodo di assestamento necessario per trovare l’equilibrio. Questo mi porta alla teoria del pendolo (l’idea non è mia): quando si parla di un fenomeno in cui si possono manifestare due estremi (cioè praticamente qualsiasi cosa secondo il wu-wei), per trovare l’equilibrio tra di essi dobbiamo provarli entrambi. Nel nostro caso, dopo una generale alfabetizzazione, abbiamo sorpassato il giusto mezzo e stiamo dirigendoci per direttissima verso l’estremo dell’iper-informazione.

I danni li cominciamo a vedere oggi, ci sono moltissimi esperti, scrittori e scienziati che si sono accorti del fenomeno (tra quali la leggenda vivente Donald Knuth). E’ stato scritto anche almeno un libro in proposito ("Distracted: The erosion" di Meggie Jackson).

L’altra faccia dello stesso problema: il multitasking
Tutti quelli che si interessano di produttività e time-management conoscono il "virus" del multitasking, ovvero il voler svolgere più attività allo stesso tempo. Questo porta inevitabilmente a performance nel migliore dei casi mediocri in ogni attività coinvolta. Si ha l’illusione di fare più cose ma è solo un abbaglio.

La soluzione migliore, come sostengono i suddetti esperti, è quella di concentrarsi su un solo lavoro alla volta, a cui dedicare la completa ATTENZIONE.

La chiave di volta: il FOCUS
Il fattore chiave coinvolto in questi problemi è lo stesso: il FOCUS. O come viene più comunemente definita, attenzione. La tua attenzione è una risorsa limitata e le risorse mentali che possediamo (memoria, conoscenze, ragionamento) funzionano e vengono attivate in ogni momento verso una direzione specifica determinata dal focus.

Puoi pensarla come un fascio luminoso: a parità di energia maggiore è l’area illuminata minore sarà la luminosità per unità spaziale. Pensa che un fascio luminoso particolarmente concentrato (un laser) può anche essere in grado di forare lastre metalliche… Inoltre sono sicuro che qualcuno di quelli che leggeranno questo post avranno provato almeno una volta a dar fuoco a un foglio di carta concentrando i raggi del sole su di esso con una lente.

Tornando all’attenzione, maggiori sono le cose tra cui dividi l’attenzione, minori saranno le risorse mentali utilizzate per ognuno e di conseguenza minore sarà il risultato di quello che avremmo potuto ottenere focalizzandoci su uno soltanto alla volta. Senza contare che certi compiti richiedono l’entrare in uno stato mentale chiamato "flusso creativo", nel quale ovviamente possiamo entrare solo concentrando la TOTALITA’ della nostra attenzione su un’unica cosa.

Allo stesso modo, quando dividiamo la nostra attenzione tra troppe informazioni, non siamo in grado di allocare le risorse mentali necessarie per capirle appieno e farle fruttare, così ci troviamo a "scorrere" un sacco di roba in modo troppo approssimativo, illudendoci di incrementare la nostra conoscenza. No, la conoscenza richiede attenzione.

A volte il problema, come fa notare Marco Calamari, è che non potendo mettere in campo il lavoro di comprensione e assimilazione necessario finiamo per accettare certe informazioni come vere senza verificarle escludendo tutte le altre che non collimano con la nostra visione della realtà "prefabbricata". L’information-overload può avere come sintomo anche la disattivazione del senso critico… molto male.

La soluzione?
Semplice: fare una cosa alla volta e ridurre il numero di informazioni a cui ci sottoponiamo. Non sono per nulla d’accordo con l’idea dei "tuttologhi" promossa da così tanti giochi a quiz televisivi. Io sono per la qualità sopra la quantità.


Commenti

Rod (26/07/2008)

Ciao! come sempre un bel post su cui riflettere

Su sta cosa del multitasking, no-multitasking, fare una cosa per volta… ho sempre un piccolo dubbio spero non stupido: ma quando si parla di multitasking o di fare più cose assieme, s’intende farle nello stesso momento tipo svolgere un progetto mentre si guarda la televisione? Oppure il multitasking comprende anche chi nell’arco della giornata svolge più attività in momenti diversi? (E nel secondo caso non bisogna esagerare)

Io credo s’intenda il primo caso, ma certe volte mi pare sia usato anche per il secondo.

Esisterebbe pure un terzo caso a cui ho sentito abbinare il termine multitasking: fare varie brevi cose una dietro l’altra che sembra quasi di farle assieme, non so se mi spiego.

Infine, avevi sentito la teoria secondo cui le donne sono molto più portate al multitasking? Specie se mamme

Ciao!

Manuel (27/07/2008)

Ciao Rod! Ti ringrazio

Multitasking vuol dire dividere la propria attenzione fra più attività, che possono essere o meno in contemporanea.

Lo svolgere un progetto mentre si guarda la tv è un esempio di multitasking in cui si fanno due cose assimeme, un altro è quando svolgi un progetto e ad un certo punto ti metti a controllare le email, o ricevi una telefonata o altro.

Il secondo caso è una forma di multitasking in cui spezziamo la concentrazione che abbiamo per saltare da un compito all’altro. Per esempio compiliamo un documento, interropiamo e passiamo a leggere un paper per poi interrompere la lettura per tornare al documento (che non ha nulla a che vedere col paper). Lo stato mentale produttivo chiamato flusso creativo richiede un certo tempo per essere "ingranato", e le distrazioni non fanno che impedire l’entrare in questo stato.

Se invece, i compiti sono brevi e li si porta a termine completamente prima di passare al successivo non lo definirei multitasking perchè la concentrazione in questo caso passa naturalmente dall’uno all’altro.

Sul fatto che le donne siano più portate a questo fenomeno lo sapevo. So anche di qualche esperimento fatto in proposito: le donne se la cavano bene con attività che richiedono rapidi cambiamenti di focus, mentre gli uomini con attività che richiedono forte concentrazione (il tutto naturalmente in genere, dovuto ad alcune differenze naurologiche, poi è chiaro che ci siano eccezzioni).

Ciao!

ishin (27/07/2008)

…mi sa che sono affetta dalla sidrome di multitasking, anche io sono per il lavoro di qualità. M a che ne dici di un’attività principale e poi espandere le proprie conoscenze anche in altri settori, c redo che questo porti alla flessibilità. Non mi piace l’idea di conoscere solo un settore specifico. Io sono un ‘amante della conoscenza e per me interessarsi solo di una cosa sarebbe come sprecare una vita!

Manuel (27/07/2008)

Ishin, sono perfettamente d’accordo con te! Quello che intendi tu l’avevo già sintetizzato in un precedente post:

http://viasenzanome.com/archives/66-Miglioramento-Crescita-verticale-e-laterale.html

Quello di cui parlo, è che il modo corretto di procedere è quello di concentrarsi su una sola cosa in ogni istante, dedicarle tutte le proprie facoltà mentali e non ad un solo problema alla volta. Poi ovviamente è un’ottima cosa avere più interessi diversi per crescere "orizzontalmente"

Rod (28/07/2008)

Grazie della risposta, è come immaginavo.

Non dovrebbe essere considerato multitasking quando uno si programma più attività nella giornata, ne fa una poi passa alla seconda, poi alla terza, ma senza tornare alla prima o saltare avanti e indietro tra una ed un’altra nello stesso giorno. Che poi questo è anche il suggerimento di vari articoli e testi sull’organizzazione.

Purtroppo spesso il multitasking non dipende dal singolo: io ad esempio lavoro come programmatore e non è facile evitare il multitasking in un open-space in cui bisogna fare anche da assistenza tecnica (anche le distrazioni esterne sono task anche se non volute )

Ciao!

Rod

Manuel (04/08/2008)

Precisamente!

Sul fatto che nell’ambiente IT purtroppo sia pratica comune ne ero a conoscenza e tu hai confermato questo fatto. Qui ho la sensazione che ci sia una scelta da fare: o la produttività o un tuttofare.

La programmazione è un’attività che richiede molta concentrazione, e le distrazioni certamente non fanno bene…

Lettura Produttiva: Atto II

Integro il post precedente con alcune ottime idee di Brad Bollenbach dal suo 30 sleeps.

Come ho già detto, l’atteggiamento è importante quando si legge un libro da cui ti aspetti di acquisire nuove capacità e soluzioni: non basta leggere, bisogna assimilare e applicare. Brad suggerisce un’analogia con i computer: in un computer, prima si immettono dei dati (ad esempio digitandoli con la tastiera, la macchina procederà poi ad elaborarli e fornire degli altri dati in output come risultato. Il processo di apprendimento non è dissimile: oltre ad acquisire nuovi dati attraverso la lettura, dobbiamo elaborarli (assimilarli) e tradurli in output (azioni). Perchè in ultima analisi il valore di un’informazione si misura in base a quanto è utile in pratica, un concetto senza nessuna applicazione pratica non è altro che una sega mentale. L’obbiettivo è quello di estrarre il maggior valore possibile da quello che leggi.

Slow-Reading (Input)
Di conseguenza non devi misurare la tua produttività come lettore in base al numero di libri che hai letto, ma in base a quanto valore ne hai tratto, quanto quello che leggi ha cambiato e migliorato la tua vita. Lascia perdere lo speed-reading e coltiva lo slow-reading.

Il modo migliore per trarne valore è quello di CONCENTRARSI su un solo libro alla volta e usarlo per espandere i tuoi orizzonti mentali. Leggi lentamente e con attenzione. Portalo dovunque vai, leggilo, respiralo, vivilo. Immergiti totalmente nell’argomento e portalo nella tua vita di tutti i giorni.

Sii curioso, poniti molte domande su quello che stai leggendo: qual’è il problema che intendo risolvere? Qual’è la soluzione che propone l’autore? Quali sono i suoi vantaggi? E gli svantaggi?

Estrarre le idee principali (Elaborazione)
Una volta letto e assimilato i concetti, estrai le idee principali (prova con tre, ma puoi naturalmente variare il numero in base alle esigenze). Puoi scriverli in forma di punti, o anche in modo più prosaico, l’importante è usare le proprie parole. A questo punto stai elaborando una visione d’insieme di quello che hai letto, il che naturalmente è molto importante.

Potresti raccogliere queste "visioni d’insieme" in modo da poterle guardare anche dopo mesi e ricordarti a grandi linee il contenuto del libro. Potresti scriverle su carta e raccoglierle tutte insieme, oppure scrivere su pc e raccogliere tutto in un piccolo database.

Questa è lettura attiva.

Agisci (Output)
L’obbiettivo finale: l’azione informata. Agisci immediatamente in base a quello che leggi, fai gli esercizi se ce ne sono, metti in pratica subito.

Compila liste di cose da fare mentre leggi e sfruttale subito. Sperimenta.

Se i risultati non sono ottimi è normale: ritenta e rileggi, ripensa a quello che hai imparato.


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Rod (19/07/2008)

Ciao!

In effetti, dopo aver letto l’altro post sulla "Lettura Produttiva" avevo visto l’articolo su 30sleeps e m’ero detto "che coincidenza, lo stesso argomento!"
Comunque, se non ricordo male, ne avevi già parlato in un precedente post.

Concordo con il post e mi ricorda un po’ il sistema da usare per lo studio (estrazione idee, farsi domande…); comunque non sottovaluterei la lettura rapida, non mi viene ancora così automatica, ma inizia a venirmi un po’ più naturale. Ad esempio l’ho usata per buona parte delle 7 regole di Covey e non ho notato differenze nella comprensione rispetto una lettura normale. Da notare che con "lettura" (rapida o meno) intendo la semplice azione di leggere un testo, separandola dai quesiti e dai pensieri che poi ci si pongono sul testo letto.

Potrebbe essere una cosa naturale, conoscevo una persona che leggeva velocemente d’istinto e senza problemi di comprensione. Semmai, quando si legge rapidamente, istintivamente si tende ad arrivare il prima possibile alla fine del libro, come se lettura rapida significhi leggere tutto e subito. Uno può leggere lento o breve a seconda di come si sente, ma dovrebbe fermarsi di tanto in tanto per farsi le domande, gli esercizi e i ragionamenti di cui parlavi, riguardo a quanto letto fino a quel punto.

L’assimilazione e l’elaborazione possono avvenire, magari non entrambe, sia velocemente che lentamente, dipende da se stessi e dall’argomento e forse l’allenamento e le conoscienze passate aiutano.

Mi pare che capiti qualcosa del genere nello studio: una persona può capire un concetto all’istante, mentre ad un’altra può servire più tempo, forse perchè una è più "portata" per l’argomento trattato oppure perchè è "più in sintonia" con il modo di spiegare dell’insegnante; con altri argomenti le due persone potrebbero invertirsi.

Ciao! (E ovviamente mi son dilungato… sorry )

Manuel (24/07/2008)

Ciao Rod!

Commento interessante. Si, probabilmente è possibile allenarsi per aumentare la velocità di lettura/comprensione (io stesso sono abbastanza lento, anche se ho un amico che è una scheggia) e sicuramente ne vale la pena.

Ma penso il problema sia più l’*atteggiamento* che si può avere: se il tuo obbiettivo è leggere il più possibile invece che comprendere il più possibile allora credo sia un tipo di focus errato.

Ciao!

Lettura Produttiva

La lettura può essere molto piacevole e può dare moltissimo sia in termini di informazioni che di emozioni, soprattutto in questo periodo in cui per molti ci sono le ferie. C’è persino qualcuno che la definisce come "cibo per la mente", e io non posso che essere d’accordo. Ma ci sono modi corretti e modi scorretti di leggere un libro (e in genere qualsiasi cosa scritta).

Atteggiamento
Prima di tutto dobbiano riconoscere che esistono generi diversi di letteratura, scritti per diversi scopi e in modi diversi. Per esempio un romanzo può benissimo essere letto sotto l’ombrellone o sotto le coperte prima di addormentarsi, si tratta di letteratura di svago (e dicendo questo non intendo sminuire questa forma d’arte, che anzi è indispensabile). Ma quando parliamo di saggi e in generale di non-fiction (su cui mi concentrerò in questo post), allora dalla lettura ci prefiggiamo uno scopo diverso.

Qui l’atteggiamento che dobbiamo avere per ricavarne veramente qualcosa deve essere necessariamente diverso da quello che abbiamo quando leggiamo un romanzo. Quando abbiamo tra le mani un libro, per esempio di sviluppo personale, sono essenzialmente due gli atteggiamenti che possiamo avere: o trattiamo la lettura come un normale romanzo (in questo caso stai leggendo questo libro solo per sentirti meglio con te stesso e avere l’illusione di fare qualcosa), oppure sei consapevole di avere uno scopo e ti aspetti di ricavare veramente qualcosa, di acquisire nuovi strumenti per modellare la tua vita al meglio.

In breve, devi avere uno scopo (quello di ricavare qualcosa di concreto e pratico) da raggiungere in modo attivo. Qui la parola d’ordine è lettura attiva.

Lettura Attiva
Leggere un maniera attiva uno scritto significa essenzialmente due cose: comprenderlo e metterlo a frutto.

Per la comprensione, dobbiamo elaborare quello che leggiamo e gli strumenti a disposizione sono molteplici:

  • Evidenziare i punti chiave: non aver paura di sottolineare, attaccare post-it o scrivere note a margine
  • Prendere appunti: rielaborare i concetti con le proprie parole è molto utile
  • Insegnarlo: un’estensione del punto precedente, ti costringe a elaborare quello che leggi con le tue parole, inoltre ti permette di capire se ci sono concetti che non hai compreso appieno
  • Fai attenzione alla struttura del testo: come il testo è organizzato può rivelare molte informazioni sul modo di vedere l’argomento dell’autore
  • Prenditi un momento per riflettere: non avere fretta di terminare leggendo tutto d’un fiato, ogni tanto prenditi due minuti per pensare a quello che hai letto e "digerirlo"

Per il mettere in pratica, Seth Godin propone di affiancare (o eventualmente sostituire) agli appunti una lista di cose da fare. Questo ti fa entrare precisamente nell’ordine di idee di fare qualcosa dopo la lettura del testo, in questo modo quando trovi un modo di applicare quello che c’è scritto o hai bisogno di ulteriori informazioni, scrivi un punto nella tua lista e rispettala.

Se non ti ispira
Può darsi che il libro che stai leggendo non ti ispiri, può darsi che fai fatica a leggerlo ma ti costringi comunque ad andare avanti per finirlo. Lascia perdere, è uno spreco di tempo. Può darsi che non ti sia veramente utile, o che magari non ti sia utile ora: mi è capitato più di qualche volta di mettere da parte un libro per poi riprenderlo in mano con entusiasmo più avanti e divorarlo.

Il tuo tempo è prezioso, così come lo è la tua attenzione. Se ti senti costretto a finire in ogni caso ogni libro che cominci e ti senti in colpa se lo metti da parte, segui la regola delle 50 pagine: leggi le prime 50 pagine di un libro, e se non ti "prende", mettilo da parte senza farti troppi problemi. Potrai riprenderlo più avanti come no, quello che conta è che hai lasciato del tempo in più per leggere ciò che ti stimola veramente.


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Lettura Produttiva: Atto II (18/07/2008)

Integro il post precedente con alcune ottime idee di Brad Bollenbach dal suo 30 sleeps.Come ho già detto, l’atteggiamento è importante quando si legge un libro da cui ti aspetti di acquisire nuove capacità e soluzioni: non basta leggere, bisogna assimil

Usa la testa!

Il cervello è lo strumento più potente a nostra disposizione e tristemente anche quello solitamente trascurato dai più. Troppo spesso le risposte ai problemi che ci troviamo di fronte non sono altro che risposte preconfezionate, vuoi per influenze esterne, vuoi per pigrizia mentale.

Io propongo di riprendere l’abitudine di utilizzare il proprio cervello ogni volta che ne abbiamo l’occasione: ogni problema che ti si presenta, domandati "come posso fare per risolverlo?".

Se prendi questa abitudine ti accorgerai di quanto spesso siamo vittime inconsapevoli della pigrizia, vedrai che la gente molto spesso invece di usare la testa si guarda intorno con lo sguardo smarrito in cerca della risposta invece che trovarla con le proprie forze. E il bello è che queste persone credono di prendere le decisioni da soli!

Non che ci sia nulla di male nell’utilizzare idee ed esperienze altrui quando funzionano, il guaio è quando non ce ne rendiamo conto e diventiamo incapaci di formulare pensieri propri.

Parole d’ordine: pensiero critico, usa la testa!


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Sconfiggere la timidezza

E’ stato un grosso problema per me durante la mia infanzia e adolescenza: ero di carattere introverso e per di più timido, una gran brutta combinazione. So cosa significa camminare per strada a testa bassa, e l’alzare lo sguardo spaurito solo per controllare se gli altri ti stanno guardando, con in testa solo la grande preoccupazione di capire cosa pensano di te. Conosco questa sensazione di sentirsi perennemente sotto esame da parte di tutto e tutti, così come la paura paralizzante che un qualsiasi passo falso comporterebbe un giudizio negativo, che appare come un pericolo molto reale…

Di natura molto riflessivo, ho tentato di analizzare il problema sotto vari punti vista per capire quale fosse la causa e come risolverlo. Ho sperimentato molti approcci fino a formarmi una mia idea (forse un pò inusuale) sull’argomento che mi ha portato a superarlo in larga misura.

I molti consigli che ho ricevuto e letto parlavano tutti di scarsa autostima e sicurezza in sè stessi, ma nessuno mi ha mai detto come fare effettivamente a liberarmi di quella pesante zavorra che inibiva la mia capacità di esprimermi liberamente in mezzo agli altri.

Ho già parlato di come la mente sia un formidabile strumento a tua disposizione, e a seconda di come venga usato può essere alternativamente il tuo più grande alleato o il tuo peggior nemico. Ci sono molti punti di vista con i quali si può osservare un problema: alcuni sono positivi e ti permettono di trovare la soluzione migliore, altri sono molto negativi e non fanno che peggiorarlo.Il

Il ruolo dell’autostima e della sicurezza in sè

Ad esempio, nel nostro caso non sono d’accordo nell’enfatizzare così tanto l’autostima e la sicurezza in sè stessi. L’autostima è un prodotto delle proprie azioni, quindi non ci sono tecniche che tengano se non l’esperienza e l’azione diretta. Inoltre, il fatto che la sicurezza in sè stessi sia un fattore tanto determinante non è altro che un mito: le persone veramente sicure sono molto poche, e anche quelle poche non lo sono in ogni momento. Sono due cose importanti certo, ma non sono il fattore primario che può curare la timidezza.

L’effetto più grave del focalizzarsi su di esse però, è che questo comporta un’ammissione implicita di "essere difettosi". Quando dici a te stesso che non hai abbastanza autostima, non stai facendo altro che dire: non valgo abbastanza! Come può questo aiutarti ad essere più sicuro di te?

Oltre l’autostima

No, il problema non è il valore effettivo della tua persona, è la percezione che hai di esso. La soluzione è essere coscienti di un semplice fatto: tu sei ok ADESSO, non sei una macchina difettosa che ha bisogno di pezzi di ricambio. Dentro di te hai già tutto quello che serve, sei una persona con propri interessi, pensieri, emozioni e un carattere che aspetta solo di essere espresso in ogni cosa che fai.

Il vero problema è il focalizzarsi troppo al proprio interno, al vivere nella propria testa creado paure e blocchi che non hanno nessuna attinenza con la realtà. Le relazioni sociali infatti, per essere vissute in modo sano richiedono di spostare la propria attenzione all’esterno verso l’altro.

Immergiti in situazioni sociali, esci dalla tua testa e focalizzati all’esterno, fai esperienza, impara a conosce le altre persone. Il vero processo per eliminare la timidezza consiste nella quotidiana diminuzione non nell’aumento: nel rimuovere gli ostacoli, i pensieri, che ti impediscono di manifestare liberamente la tua personalità.

Il tuo sentirti sempre giudicato, la tua paura di dire o fare la cosa sbagliata, il tuo sentirti a disagio in mezzo ad altre persone per un generale sentimento di inadeguatezza non sono altro che chiari esempi di seghe mentali.

Non barricarti dietro alla scusa dell’introversione: l’introversione è un orientamento psicologico, ma in realtà ognuno ha in sè la capacità di dirigere la prorpia attenzione all’esterno o all’interno di sè, quello che cambia è solo quello che si tende a fare normalmente. Tu puoi scegliere in ogni momento a cosa prestare attenzione.

In breve: tu sei ok adesso, perciò vivi nel presente!

Un’antica tecnica in aiuto

La tecnica di cui parlo è la meditazione, o come sarebbe più preciso chiamarla "contemplazione". Non è altro che un modo di essere in cui si esercita il controllo sulla propria mente in modo da poter vedere il mondo per come veramente è, non come ci appare filtrato attraverso innumerevoli convinzioni, condizionamenti e punti di vista parziali. In altre parole significa imparare a guardare ciò che ci circonda facendo fuori quei blocchi di cui parlavo prima, che è proprio quello che volevamo!

Non posso dilungarmi troppo sull’argomento, ma posso indicarti un paio di ottimi punti di partenza: "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" di Giulio C. Giacobbe e "Dovunque tu vada, ci sei già" di Jon Kabat-Zinn. Di solito non dò consigli sui libri, ma questi due sono davvero ottimi (e non prendo soldi da nessuno per dirlo).

Ultime parole

Non pretendo certo di avere la parola definitiva su un argomento tanto vasto come timidezza, nè tantomento di essere riuscito a comunicare tutto ciò che intendevo dire. Anzi, ci sarebbe state tante e tali cose da dire che questo post mi avrebbe preso un sacco di tempo e sarebbe stato piuttosto lungo… ammesso che fossi stato capace di organizzare tutti i miei pensieri in modo comprensibile a tutti.

In ogni caso spero di essere riuscito a farti riflettere e a darti un punto di partenza per raggiungere la libertà di essere te stesso senza la paura dell’opinione degli altri, questa è la cosa più importate!


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