Readability: di nuovo il piacere di leggere

Internet è un mezzo di comunicazione sempre più diffuso e importante nelle nostre vite, tanto che ha e avrà ancora per molti anni un effetto trasformativo sulla nostra società.

Ma non è tutto oro quel che luccica, infatti è diventato ormai chiaro che internet tra blog e siti vari è principalmente un mezzo per “sforgliare” informazioni velocemente e con una certa superficialità. Il che fino ad un certo punto può anche andare bene, per lo studio approfondito ci sono i libri, sui quali ho già riportato alcune strategie per sfruttarli al meglio.

Dato il tipo di mezzo e la quantità di informazioni disponibili è molto facile cadere vittime del sovraccarico cognitivo e persino di alterazioni del cervello che diminuiscono la capacità di concentrazione. Tutti i banner, le animazioni in flash, e gli innumerevoli orpelli che troviamo nella maggior parte dei siti non fanno altro che distrarci da quello che veramente conta: i contenuti.

Ecco perchè esiste un semplice strumento che ti permette di eliminare tutte queste distrazioni per poterti veramente concentrare su quello che ti interessa: Readability di Arc90 Lab. Si tratta tecnicamente di un bookmarklet che rimuove tutte le cinfrusaglie e presenta il contenuto di una pagina in modo leggibile e consistente.

Provalo, è molto semplice da usare. Potresti cominciare a provarlo con questo stesso post 🙂

Annunci

Accetta il peggio e sii libero

Come ho già scritto in passato, con tutta probabilità sei in qualche misura vittima delle tue paure. Certo, la paura è un’emozione necessaria a volte, ma in molti casi non fa altro che frenarti impedendoti di esprimere tutto il tuo potenziale.

Se sei timido, taciturno e non riesci a relazionarti come vorresti con gli altri, allora probabilmente sei frenato dalle tue paure: paura del giudizio degli altri, paura di scoprire di essere imperfetto, etc. etc. Non sei tu ad essere “difettoso”.

Ragionandoci un pò si può arrivare a capire che queste paure sono limitanti e infondate, ma raramente questo basta a superarle. Oltre alla mera comprensione serve anche fare esperienza e sperimentare questa nuova consapevolezza. Indubbiamente è tutt’altro che facile e non è una cosa che può accadere dall’oggi al domani. Come fare?

Quando ti trovi in una situazione in cui puoi esprimerti, prova a pensare a quale potrebbe essere la conseguenza peggiore che ti può accadere se lo fai. Immaginala pure nei suoi particolari, non giudicare osserva e basta. Ora accetta le conseguenze e fallo a testa bassa. Ci vuole coraggio, ma dopo le prime volte diverrà lentamente più facile perchè dimostrerai a te stesso ad un livello profondo che quelle tue paure sono per lo più irrazionali e i vantaggi che ne derivi superandole ti aiuteranno molto nel compiuto.

Così diverrai veramente libero. Libero di essere te stesso, di esprimerti senza reticenze. Di camminare a testa alta e dire “Io sono qua“. Accetta il peggio e goditi la libertà di ESSERE.

Trova il tuo ritmo

La vita è fatta di ritmi: il giorno e la notte, le stagioni, la vita, etc. Come ogni atleta sa non ti puoi aspettare di essere nel pieno della forma in ogni momento, servono dei periodi di recupero per poter dare il massimo quando serve.

I ritmi rivestono un ruolo particolarmente importante nei lavori che richiedono concentrazione, creatività e innovazione. Insomma, tutto ciò che è cognitivamente impegnativo. Hai bisogno di pause per ricaricare le pile di tanto in tanto.

Non lasciarti prendere dalla foga o dalla frustrazione. Concentrati, riposati, concentrati, riposati. Trova il tuo ritmo.

Come gestire il tuo tempo

Gestire il proprio tempo in modo efficace, soprattutto quando si hanno molte cose da fare o che si vogliono fare, è di fondamentale importanza per diversi motivi:

  • Essere sereni in modo da potersi concentrare sulle cose importanti senza paura di dimenticarsi degli impegni e delle necessità.
  • Ottimizzare la propria attenzione per progredire verso i propri obiettivi in accordo con i propri valori.
  • Equilibrare il lavoro e lo svago, per evitare che uno dei due prevalga sull’altro.
  • Adattarsi alla situazione e al contesto.

L’importanza dei fondamentali

E’ facile farsi distrarre della miriade di nuovi gadget o dalle liste di “tips” su come essere più produttivi, o da quel nuovo sistema di time management che promette la luna. Forse avrai già sentito parlare del famosissimo GTD (Getting Things Done), ovvero del sistema di gestione del tempo (d’ora in poi SGT) di David Allen, e se lo conosci con tutta probabilità avrai tentato di implementarlo.

In realtà1 la maggior parte delle persone che tentano di implementare un SGT comprando un nuovo gadget, leggendo l’ultima lista dei “100 suggerimenti per organizzare la propria vita” o cercando di introdurre per esempio il GTD, semplicemente fallisce. Perchè? Secondo me, per diversi motivi:

  • Il più delle volte perchè manca la conoscenza dei fondamentali, senza i quali qualsiasi suggerimento è inutile (non si sa come, quando e dove applicarlo per ottenere il massimo beneficio).
  • Si parte dalla soluzione (un gadget o sistema) e si cerca di adattarlo alla propria situazione, il più delle volte fallendo perchè si tratta di una soluzione non molto adatta al proprio contesto.
  • Essendo un SGT un processo e un insieme di abitudini, qual’ora queste abitudini siano troppo lontane dalle proprie è molto più facile non riuscire ad applicare correttamente il sistema.

Un SGT completo è composto da due elementi fondamentali:

  • Un elenco di cose da fare, impegni e scadenze.
  • Un insieme di pratiche2 per lavorare con tale elenco.

Ma non esiste un insieme di pratiche o un processo adatto ad ogni occasione, il contesto regna sovrano. Il GTD è un SGT particolarmente adatto ai manager, ma potrebbe non essere adatto alla tua situazione. DIT potrebbe essere la soluzione perfetta per il tuo stile di vita, ma anche no.

Come se non bastasse, capita che il contesto cambi nel corso del tempo: un nuovo lavoro, una promozione, la nascita di un figlio, ecc. Perciò la ricerca dell’elusivo “sistema universale” diventa praticamente senza fine.

“Considera sempre il contesto.” -Andy Hunt

Verso un sistema personale di gestione del tempo

Quando si tenta di implementare un SGT creato da qualcun altro3: o si ha la fortuna di aver trovato un sistema che si adatta bene alla propria situazione personale, oppure (nella maggior parte dei casi) si fallisce e si ritorna alle proprie vecchie abitudini.

La soluzione, a mio avviso, consiste nel creare un proprio personale SGT concentrarsi sui fondamentali e praticarli con costanza4. Per fare questo occorrono due ingredienti:

  • La consapevolezza della propria situazione: contesto, esigenze, obiettivi, abitudini, temperamento, ecc.
  • La conoscenza dei fondamentali: pratiche di base e strumenti.

Avendo questi ingredienti e praticandoli, sperimentando e misurando, si diventa in grado di gestire il proprio tempo nel modo più efficace possibile (per sè). Non solo, ma utilizzando i fondamentali come metro per la diagnosi della propria situazione, si diventa in grado di adattare il proprio sistema alla situazione presente senza legarsi ostinatamente ad un metodo preconfezionato.

“Conoscere non è abbastanza, dobbiamo applicare. Volere non è abbastanza, dobbiamo fare.” -Johann Wolfgang von Goethe

I Fondamentali

Ok, tutto questo discorso è molto interessante, ma quali sono queste benedette basi? Mescolando la mia esperienza personale con quella di Francis Wade emergono questi elementi:

  1. Cattura: le cose da fare, gli impegni, ecc. vanno raccolti in pochi posti facilmente accessibili e conservati per poco tempo. E’ bene anche avere un unico strumento/posto da portarsi sempre dietro nel quale annotare idee, pensieri, progetti e cose da fare. Evita di tenere le cose a mente: saresti continuamente stressato per la paura di scordarti qualcosa di importante.
  2. Processa: rivedi spesso e con regolarità le cose che hai catturato e decidi immediatamente cosa farne, per evitare che si accumulino.
  3. Elimina: molto spesso ci vengono in mente idee e cose da fare che dopo poco tempo si rivelano non essere affatto così pressanti nè importanti. E’ di grande importanza scorrere spesso le cose che ti sei annotato ed eliminare aggressivamente quelle non più utili o importanti per i tuoi.
  4. Agisci: le cose da fare che ti sei annotato vanno anche fatte se sono importanti, altrimenti tutto il sistema diventa solo una forma elaborata di procrastinazione. Per ogni cosa da fare, se richiede 2-5 minuti per essere completata falla subito. Se si rivela più complessa del previsto è sempre possibile continuare o pianificarla per un secondo momento. Qui è particolarmente importante l’auto-disciplina.
  5. Programma: usa un calendario per annotare appuntamenti e scadenze (anche auto-imposte, per evitare di procrastinare o di perdere troppo tempo nel perfezionamento). Programma anche pause e periodi di svago, è importante per essere equilibrati ed evitare che il lavoro o lo svago si mangino tutto il tempo a disposizione. Il calendario andrà controllato spesso e prima di fissare ogni appuntamento.
  6. Lista: non è pensabile di inserire tutto nel calendario, quindi è bene avere una o più liste contenenti cosa da fare non vincolate temporalmente. E’ importante tenere conto dei livelli di energia, di motivazione e il contesto5, diversamente si sarebbe “vittime della tirannia del calendario”. Le liste forniscono quindi l’occasione di scegliere che cosa fare sulla base di fattori che il calendario non prende in considerazione.

“Il futuro è ciò che accade mentre siamo occupati a pianificarlo.” -Proverbio ebraico

Strumenti

E’ nella nostra natura pensare che soluzioni complesse siano migliori di quelle semplici, spesso tendiamo a considerare i rimedi semplici come “semplicistici”. Invece, in questo caso, vogliamo:

  • Concentrarci sui fondamentali.
  • Partire dal problema, e utilizzando la nostra conoscenza delle basi trovare la soluzione più adeguata. Non il contrario.

“La vita è molto semplice, ma insistiamo nel renderla complicata.” -Confucio

Ci sono moltissimi strumenti dedicati alla produttività6, ma io ti consiglio la semplicità di carta e penna: un bloc-notes e un calendario. Se ne sentirai l’esigenza, quando avrai utilizzato questi strumenti per almeno un mese, potrai esplorare altri strumenti questa volta con la consapevolezza di ciò che ti serve7.


  1. Non ho dati concreti per sostenerlo ma è l’impressione anche di molte altre persone esperte sull’argomento.
  2. Che costituiscono delle abitudini.
  3. Con le sue proprie esigenze, abitudini e temperamento.
  4. Vedi il Principio di Pareto
  5. In particolare urgenze, mutate priorità, ecc. Non è pensabile di programmare tutto nei minimi dettagli, la realtà smentisce sempre i nostri piani ed è necessario sapersi adattare.
  6. Ad esempio Tadalist, Remember The Milk o anche GMail
  7. Così eviterai di farti distrarre delle roboanti interfacce utente, dalle notifiche via piccione viaggiatore e dalla gestione degli impegni tramite cyclette…

Ruminatori: attenzione alla CBT

Ho scritto in un paio di precedenti post su come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC o CBT) sia uno strumento utilissimo e di provata efficacia per il raggiungimento del benessere psicologico. Tuttavia una recente ricerca lancia una avvertimento da prendere in considerazione a questo riguardo.

Si tratta di uno studio preliminare condotto per verificare l’efficacia dei libri di auto-terapia basati sulla CBT (Cognitive-Behavioural Theraphy) su un campione (limitato) di studenti a rischio di depressione. Sono stati predisposti diversi gruppi di controllo: uno ha utilizzato il libro “Benessere della mente per negati” da me consigliato nei post precedenti, un secondo gruppo un altro libro di CBT ma che utilizza un approccio “alternativo” e un terzo con libri di altro tipo.

“Benessere della mente per negati” adotta l’approccio terapeutico classico della CBT: l’identificazione dei pensieri negativi e relativa disputa con strumenti come ad esempio la scheda ABCD e la conoscenza degli errori cognitivi più diffusi, mentre i libri usati dal secondo gruppo di controllo presentano sempre la CBT ma senza questo processo di identificazione e disputa.

Risultato: I libri di auto-terapia basati sulla CBT che insegnano la relazione tra eventi-pensieri-emozioni e prevedono l’identificazione di pensieri negativi con relativa disputa possono essere negativi per chi tende a “ruminare” (ovvero pensare e ripensare a cose negative). Per queste persone è più indicata una forma di terapia che NON si basi sulla disputa dei pensieri negativi.

Fonte: Haeffel, G. (2010). When self-help is no-help: Traditional cognitive skills training does not prevent depressive symptoms in people who ruminate. Behaviours Research Therapy, 48(2), 152-157 DOI

Commento

Alla luce di questo studio, seppur preliminare, si evidenziano dei possibili rischi nella pratica autonoma della CBT:

  • Si basa sull’idea che alcuni pensieri sono cattivi e vanno eliminati.
  • Rischia di generare loop ossessivi su pensieri difficili.

Questo perchè al cuore dell’approccio terapeutico c’è l’idea che alcuni pensieri siano “giusti” e altri “sbagliati”, e che quest’ultimi vadano combattuti ed eliminati. Questo, in alcune persone che stanno lavorando con la CBT, crea un senso di colpa ogni volta che provano certi pensieri, il che certamente non aiuta il miglioramento.

Inoltre si sa che la CBT è molto efficace nel trattamento di una gran varietà di disturbi, ma in alcuni casi rimane il rischio di “ricaduta”.

La terza generazione

In pricipio vi fu la REM (Rational-Emotive Theraphy, terapia razionale-emotiva) di Ellis (la “prima generazioni”). Una decina di anni dopo nacque la CBT (la “seconda generazione”).

Negli ultimi anni la psicoterapia ha compiuto ulteriori passi in avanti producendo la “terza generazione” di psicoterapie, ad esempio:

  • ACT (Acceptance-Commitment Theraphy)
  • MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Theraphy)

Che differiscono dalla CBT per un’idea fondamentale:

Non sono i pensieri ad essere il problema, ma l’AGIRE in base ad essi come fossero VERI ad esserlo.

In altre parole, queste terapie non dicono se un pensiero è “giusto” o “sbagliato”, ma insegnano l’indipendenza dai pensieri e mettono in grado di agire per il meglio uscendo dalla propria testa per vivere la propria vita LIBERI dal giogo di pensieri negativi, oppressivi e deprimenti.

Questa forma di terapia, ha anche il vantaggio di eliminare il problema delle ricadute.

Riassunto

  • La CBT praticata autonomamente può avere effetti negativi in chi tende a “ruminare”.
  • La CBT si basa sulla relazione eventi-pensieri-emozioni e sulla distinzione tra pensieri “giusti” e “sbagliati”. C’è il rischio di loop ossessivi e di AUMENTO dei sintomi depressivi.
  • La “terza generazione” (ACT, MBCT, The Work, ecc) si basa sull’indipendenza dai pensieri senza preoccuparsi troppo se siano veri o falsi, sull’uscire dalla propria testa e vivere la propria vita.

“Do not dwell on the past, do not dream of the future, concentrate the mind in the present moment.” –Buddha

Miglior strumento per la produttività: carta e penna

post-it-jaguar.jpg

Foto di Scott Ableman

No, non sono un neo-luddista ma uno che ne ha provate molte e posso dirti con sicurezza che il miglior strumento di produttività che conosco è molto semplice: carta e penna. E anche i post-it! Attualmente ne ho 27 attaccati attorno a me nella mia postazione di lavoro…

Nonostante ci siano tool molto elaborati e potenti, online e non (ad esempio: org-mode ed Evernote), che forniscono alcuni vantaggi rispetto ai miei post-it, ad esempio:

  • Sicurezza: posso fare il backup delle mie note e non rischiare di perderle
  • Condivisione: posso inviarle a chiunque
  • Sincronizzazione: posso farne diverse copie e averle quasi sempre a disposizione in vari dispositivi e online

Nonostante questo, i post-it sono molto più veloci, non mi impongono una struttura e posso piazzarli dove mi pare, senza aver bisogno di avere il pc acceso o essere connesso ad internet. Li posso usare per lasciare biglietti, avvertimenti, organizzare cacce al tesoro e molto altro.

Tra l’altro, spesso faccio dei disegni e degli schemi che mi aiutano a esprimere in modo conciso un’idea che mi è venuta in mente (un’immagine vale più di mille parole!) e farli al computer è molto, MOLTO più scomodo e lento.

Perciò, almeno per il momento (non ho un mac…) lunga vita agli strumenti low-tech!

Bonus: Articolo su Forbes.

Cambiare è possibile

Una delle domande esistenziali, con la quale tutti prima o poi ci confrontiamo è: “chi sono?” Non è una domanda semplice a cui trovare una risposta.

C’è molta confusione sul concetto di identità, che a volte può creare delle resistenze al cambiamento. Nella nostra vita noi nasciamo, cresciamo e maturiamo commettendo errori. Nel corso del tempo ci miglioriamo sempre di più sviluppando le nostre facoltà positive e cercando di “smussare” gli angoli spigolosi. Ma ad un certo punto qualcuno si ferma, e a dispetto della chiara necessità di evolversi, di cambiare qualcosa, si rifiuta. Con scuse tipo:

Non voglio tradire la mia natura per compiacere gli altri. Non è possibile cambiare ciò che sono, sarebbe solo una tortura inutile. Le persone DEVONO accettarmi per quello che sono.

Io credo che queste cose siano in genere una razionalizzazione della paura di cambiare, o di una sensazione che farlo comporti troppa fatica. Ma spesso si tratta un senso di identità confuso, con il quale ci si identifica anche con i propri difetti (tranquillamente eliminabili). Il risultato è la convinzione che tentare di eliminarli va contro la propria natura, è impossibile e sarebbe una inutile violenza a sè stessi.

Lo spettro della consapevolezza di sè

La mia teoria (sicuramente non nuova) è che il nostro senso del sè, di identità, la nostra visione dell’immagine di sè evolva in vari stadi. In ognuno di questi stadi ci si identifica con un particolare attributo attuale del nostro sè (come comportamenti, pensieri, emozioni), e uno stadio di consapevolezza superiore si ottiene trascendendo quello attuale trasformando il soggetto dell’identità in un oggetto: da “io sono X” a “io posseggo X”.

Un esempio

Ad esempio, ad uno stadio relativamente basso una persona può identificarsi con i propri comportamenti: “Io sono i miei comportamenti.” Ma le azioni sono solo una particolare espressione del nostro sè, non ci definiscono completamente. Tra l’altro, sappiamo (sia attraverso il senso comune che le ricerche di psicologia comportamentale) che comportamenti e abitudini possono essere cambiate.

Chi però è a questo stadio di consapevolezza di sè, se ha una brutta abitudine come ad esempio il ricercare costantemente approvazione dagli altri, si identificherà con essa e non riuscirà a disfarsese. Per questa persona l’essere remissivi e farsi mettere i piedi in testa farà parte della propria percezione di sè e tentare di eliminarlo sarebbe un attentato alla propria identità. Come risultato, sarà MOLTO difficile cambiare.

“E’ inutile, io sono così non c’è nulla da fare!”

Trasceso questo stadio però, il “io sono questo comportamento” diventa un “io ho questo comportamento”. La dipendenza dall’approvazione degli altri da soggetto che definisce il sè diventa un oggetto, un attributo. La persona non si identifica più con il suo atteggiamento che quindi può essere cambiato senza per questo intaccare la propria immagine di sè. Il cambiamento diventa possibile. Magari non sarà facile, ma possibile.

Conclusione

  • La consapevolezza di sè attraversa vari stadi che vanno trascesi per supportare i cambiamenti necessari al miglioramento della propria vita.
  • Comportamenti, pensieri ed emozioni sono attributi che in ultima analisi non fanno parte della nostra essenza, che è pura consapevolezza. Di conseguenza non sono immutabili.

Quindi, cambiare in meglio senza tradire la propria natura è possibile. Tu PUOI cambiare. Hai il potere e il diritto di farlo, per migliorare la tua vita e di chi ti sta attorno.