Readability: di nuovo il piacere di leggere

Internet è un mezzo di comunicazione sempre più diffuso e importante nelle nostre vite, tanto che ha e avrà ancora per molti anni un effetto trasformativo sulla nostra società.

Ma non è tutto oro quel che luccica, infatti è diventato ormai chiaro che internet tra blog e siti vari è principalmente un mezzo per “sforgliare” informazioni velocemente e con una certa superficialità. Il che fino ad un certo punto può anche andare bene, per lo studio approfondito ci sono i libri, sui quali ho già riportato alcune strategie per sfruttarli al meglio.

Dato il tipo di mezzo e la quantità di informazioni disponibili è molto facile cadere vittime del sovraccarico cognitivo e persino di alterazioni del cervello che diminuiscono la capacità di concentrazione. Tutti i banner, le animazioni in flash, e gli innumerevoli orpelli che troviamo nella maggior parte dei siti non fanno altro che distrarci da quello che veramente conta: i contenuti.

Ecco perchè esiste un semplice strumento che ti permette di eliminare tutte queste distrazioni per poterti veramente concentrare su quello che ti interessa: Readability di Arc90 Lab. Si tratta tecnicamente di un bookmarklet che rimuove tutte le cinfrusaglie e presenta il contenuto di una pagina in modo leggibile e consistente.

Provalo, è molto semplice da usare. Potresti cominciare a provarlo con questo stesso post 🙂

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Trova il tuo ritmo

La vita è fatta di ritmi: il giorno e la notte, le stagioni, la vita, etc. Come ogni atleta sa non ti puoi aspettare di essere nel pieno della forma in ogni momento, servono dei periodi di recupero per poter dare il massimo quando serve.

I ritmi rivestono un ruolo particolarmente importante nei lavori che richiedono concentrazione, creatività e innovazione. Insomma, tutto ciò che è cognitivamente impegnativo. Hai bisogno di pause per ricaricare le pile di tanto in tanto.

Non lasciarti prendere dalla foga o dalla frustrazione. Concentrati, riposati, concentrati, riposati. Trova il tuo ritmo.

Dormire bene: stop alla difficoltà di addormentamento

L’altro giorno mi è capitato casualmente di sentire alla radio un programma in cui un primario di disturbi del sonno di un ospedale milanese ha parlato del fatto che i disturbi del sonno affliggono un gran numero di persone.

Io stesso ho avuto problemi ad addormentarmi fino a poco tempo fa, quindi in questo post mi concentrerò sul problema della difficoltà di addormentamento.

Gufi e allodole

Una prima distinzione da tenere presente è che le esigenze che riguardano il sonno variano da persona a persona. Da una parte abbiamo esigenze diverse per quando riguarda la durata (in media una persona ha bisogno di 7-8 ore di sonno, ma alcune hanno bisogno anche di 10-11 ore mentre altre sono perfettamente riposate dopo 6 ore), ma anche per quanto riguarda l’orologio biologico.

Il professore ha parlato di gufi, allodole e normali. I gufi sono i classici nottambuli: quelli che non c’è verso che si addormentino presto, che il pomeriggio sono pieni di energia e che al mattino hanno il risveglio parecchio laborioso.

Le allodole al contrario sono i mattinieri: quelli a cui la sera viene sonno presto, e che alla mattina di buon’ora sono già in piedi (relativamente) pieni di energia, già vigili e attenti subito dopo il risveglio. Sono quelli che non riescono a rimanere a letto al mattino e sentono il bisogno di alzarsi.

La difficoltà di addormentamento

Questo problema consiste nell’avere difficoltà ad addormentarsi la sera, indipendentemente dalla stanchezza accumulata. Personalmente mi è successo recentemente di fare esperienza di questo problema, e di riuscire a prendere sonno solo molto tardi nonostante mi coricassi ad un’ora giusta.

Cosa significa? Come si è venuta a creare questa situazione? Gli stati emotivi influenzano il sonno. Quando sei triste, depresso, pieno di pensieri, e anche quando sei molto contento ed eccitato da qualcosa fai fatica a dormire. Questo è precisamente il motivo per cui caffè e the allontanano il sonno: inducono uno stato di eccitazione, il quale inibisce la percezione del sonno e della stanchezza (probabilmente per un fatto di rilascio/inibizione di neurotrasmettitori).

Quando questo succede per diverse notti consecutive, può accadere che si formi una convinzione negativa: quando ti accingi a coricarti cominci a pensare “tanto non riuscirò a prendere sonno”, ed ecco che si crea un’aspettativa che inconsciamente traduciamo in realtà (una cosiddetta profezia autoavverante come la si definisce in ambito psicologico).

A lungo andare quindi la difficoltà di addormentamento diventa una situazione che si auto-alimenta, una situazione cronica.

Come dormire bene

Veniamo alla parte principale del post: i consigli di questo primario su come ricominciare a dormire bene, superando tutta una serie di disturbi del sonno (non solo quelli dell’addormentamento).

  • Mangiare poco prima di coricarsi
  • Niente cibi piccanti la sera
  • Niente televisore/computer prima di coricarsi: evitare il televisore e il computer per circa un’ora prima di andare a dormire. La luminosità dello schermo inibisce il rilascio della melatonina (una sostanza che induce un rallentamento nel metabolismo favorendo lo scivolamento nel sonno).
  • Regolarità nel ciclo dormi-veglia: cercare di andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora, anche nei fine settimana. La regolarità consente il formarsi di un’abitudine, a cui l’orologio biologico si adatta predisponendo il corpo al sonno al momento giusto.
  • Ambiente confortevole dedicato (quasi) esclusivamente al sonno: non lavorare stesi a letto, si deve poter creare un’associazione mentale tra la camera da letto e il sonno. Diversamente quando ci si corica possono venire in mente preoccupazioni lavorative, il che ovviamente non aiuta l’addormentamento.

Il senso della vita

Se pensi che in questo post tenterò di dare una risposta a questa domanda che il genere umano si pone da millenni ti sbagli, mi dispiace.

Invece vorrei porre la questione in termini diversi: e se questa vita non avesse un senso? Se veramente tutto ciò di cui facciamo esperienza fosse un complesso meccanismo di interazioni e influenze reciproche continue senza via d’uscita, scappatoie, luci accecanti e realtà superiori ovattate e pervase di musica celestiale?

E se quella che vorremmo fosse una via d’uscita in realtà fosse accettare questa realtà e fare del proprio meglio per ottenere la pace della mente?

Non sto dicendo che sia così, ma nemmeno che non lo sia. Indipendentemente dalla tua risposta e della tue opinioni, ciò che è più importante è il rifletterci. Chi arriva alla verità è colui che esplora senza sosta nuove idee, nuovi punti di vista e chi ne fa esperienza.

Un blogger una volta ha detto che il vero valore di un blog comincia dove finisce il post dell’autore… sentitevi liberi di commentare, mi interessa la vostra opinione 🙂

Strumenti, solo strumenti

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Foto di Shannonpatrick

Una barca che usi per attraversare il corso di un fiume, quando arrivi all’altra sponda devi abbandonarla. Troppo spesso le persone si lasciano trascinare in guerre di religione su quale strumento sia migliore, su quale ideologia sia più buona, su chi abbia la verità assoluta…

Si perde di vista lo scopo originario, l’ intento con il quale si è impugnato uno strumento, per lasciarsi trasportare da ciò che non conta. Il mezzo diventa il fine.

Non lasciare che questo accada anche a te. Lascia perdere le discussioni senza senso e guarda all’essenziale. Elimina il tuo attaccamento alle cose superflue, coltiva in ogni momento la chiarezza e la consapevolezza dell’ intento , e lascia che lo strumento più adatto al tuo scopo si riveli .

Probabilmente non sarà perfetto, ma nella misura in cui ti darà dei vantaggi sarà stato utile. Pensa di dover arare un campo, e di avere a disposizione una zappa… Sicuramente esistono mezzi migliori per arare un campo, ma sicuramente meglio di smuovere la terra a mani nude! Meglio uno strumento imperfetto che niente .

Perciò smetti di voler trovare a tutti i costi il mezzo perfetto, smetti di cercare di convincere gli altri che il tuo sia il migliore e concentrati sul tuo scopo .

Un’altra cosa: se ne cerchi uno universale, adatto ad ogni occasione, lascia perdere . Sarebbe solo un’inutile fonte di sofferenza. Ogni cosa è utile in un modo è un’intralcio in un altro, altrimenti sarebbe come voler inserire un cilindro in una fessura triangolare.

Quando tutto quello che hai è un martello, tutto ti sembrerà un chiodo.”- Abraham Maslow

A ogni compito il mezzo adatto. E questo richiede flessibilità mentale, pragmaticità e il non attaccarsi ad un singolo attrezzo. Ti immagini un falegname che cercasse di fare ogni cosa con un martello?

Action!!!

Ho già scritto dell’importanza di agire, ma sembra che continui a dimenticarmene. Sembra che io continui a rimanere sorpreso per le soluzioni che sembrano nascere come per magia quando ci penso. Ancora una volta mi rendo conto di questo: penso troppo e agisco troppo poco.

Per questo sono sempre più convinto di questo: quando hai un problema smettila di piangerti addosso incolpando un mondo che non ti capisce. Invece, incassa e tirati su le maniche. La comprensione e la felicità vanno guadagnate, e tu hai tutte le carte in regola per riuscirci!

Piccola spiritualità

Dove sta la spiritualità? Nella ricerca infinita dell’ignoto? Non solo, anche le più piccole cose non sono altro che lo specchio della Ricerca. L’importanza è data dal modo in cui la si guarda, non è qualcosa di intrinseco. Sei importante nella misura in cui ti relazioni con la realtà (fisica e non) che ti circonda.

E’ questione di disposizione mentale, quando hai un atteggiamento aperto noti molte più cose di quelle che noteresti se fossi concentrato su una in particolare. Camminare nella vita è come esplorare un bosco senza bussola nè sapere di preciso dove si sta andando, non esistono strade tracciate sicure, e molte non portano da nessuna parte. Ognuno decide per sè. Si parte soli e soli si arriverà alla meta, qualunque essa sia.

Essere consapevoli di questo e affrontare la situazione a testa alta significa essere quello che Nietzsche chiama superuomo (o superdonna ovviamente). Io ho rinunciato a lamentarmi di non avere una bussola, mi affido al mio istinto fiducioso che questo mi condurrà al prossimo albero lungo il mio cammino.

Walk on, silly boy!!!

Il pianto del velo

Quando una storia finisce, la passione che ti ha infiammato il cuore non lascia che cenere e desolazione. Anche se sei stato tu stesso a voler spegnere questo fuoco. Quando un amore diventa solo una fonte di dolore non rimane che lasciarlo prendere la propria strada, diversa dalla propria. In un primo momento si assapora di nuovo il dolce profumo della libertà, ma dopo poco rispunta la paura e la solitudine. Almeno prima si aveva un punto di riferimento, ora si è di nuovo rigettati nell’arena della vita con il coraggio come sola arma, per affrontarne i demoni armati di tutto punto.

Desolazione, tristezza. Tutto con il miraggio di quel momento nel futuro quando sarà tutto passato. Il tempo guarisce tutte le ferite, ma esige il suo tributo.

Bei momenti passati, e il futuro riserva soltanto prove di forza e resistenza. Ma la ricompensa è dietro l’angolo. La senti, quasi riesci ad afferrarla in quei rari momenti in cui il velo ondeggia davanti ai tuoi occhi, lasciandoti intravedere il mondo così com’è. Sai che è lì, ma non ci arrivi, non hai la forza. Maledici te stesso per essere così debole e con rabbia ti protendi ancora di più verso qualcosa che probabilmente non otterrai mai.

Poi, con le lacrime agli occhi ti arrendi, ti prendi il viso tra le mani e ti rassegni ad una vita mutilata. Ma quasi subito senti come un calore, il tocco di una mano sulla tua spalla. Alzi gli occhi gonfi e la vedi: bellissima, quasi eterea. Ti prende per mano e insieme vagate per i tortuosi sentieri e le valli nascoste. Vedi cose che non ti saresti mai immaginato, provi emozioni così profonde che temi possano straziarti il cuore.

E ti risvegli. Le lacrime seccate sul volto, e lo sguardo determinato. Era solo un sogno, ma è bastato a ridarti la forza per continuare. Così, senza motivo sorridi e un passante si avvicina per tenderti una mano. Ti rialzi, gli dai una pacca sulla spalla e continui a camminare, verso quella meta che sembra solo un po’ più vicina. Non più impossibile…