La strada verso la Maestria

Studiare il campo dell’apprendimento e della memoria è molto importante per capire come acquisire nuove conoscenze e nuove capacità. Non appena si comincia ad acquisire queste conoscenze ci si rende conto di quanto spesso si adotti un approccio sbagliato e di quanto tempo e sofferenze ci si potrebbero risparmiare adottando una linea d’azione corretta. In questo articolo mi concentrerò sull’acquisizione di nuove abilità.

Scuole di pensiero

Ad esempio: quante volte ti sei trovato a voler acquisire una capacità, per poi scoprire i numerosi punti di vista, le molte scuole di pensiero, i differenti approcci apparentemente in contrasto tra loro? Quante volte ha rinunciato o sei passato continuamente da un’approccio all’altro senza ottenere nulla da nessuno di essi?

Ognuno sembra avere la risposta definitiva, e ti dice: “il mio metodo è molto migliore di quell’altro” e tu non hai modo di capire se ha ragione o meno. La verità è che molti hanno ragione, persino quelli la cui visione è in contrasto l’una con l’altra.

Il guaio è che non si ha abbastanza esperienza del problema e delle sue possibili soluzioni, quindi si è vittime della propria inesperienza.

I tre stadi della Maestria: Shu-Ha-Ri

In realtà, il raggiungere la Maestria in qualche campo è un processo a più stadi. Il processo reale lo troviamo in varie forme in molte discipline: in questo articolo mi servirò del processo di apprendimento dell’Aikido, una delle arti marziali più sottili ed elaborate creata in Giappone da Morihei Ueshiba, perchè delinea precisamente i tre stadi coinvolti.

I tre stadi, definiti Shu-Ha-Ri nell’Aikido, naturalmente si attraversano rigorosamente in questo ordine:

  1. Shu: stadio di inesperienza totale, sia per quanto riguarda il problema sia per la soluzione proposta dal metodo in esame. Per questo il praticante ha bisogno di una “ricetta”, una sequenza di istruzioni ben definite da praticare in modo meccanico finchè non diventano una seconda natura. Nell’ambito dell’Aikido in questo stadio l’allievo costruisce il fondamento tecnico dell’arte eseguendo esattamente i movimenti mostrati dal Maestro.
  2. Ha: in questo stadio si è costruita la propria base di esperienza e si comincia ad esplorare e sondare i limiti di applicazione del metodo imparato. Dato che la realtà è un qualcosa di fluido e non esiste una soluzione universale che va bene in ogni situazione, questo stadio comporta il rendersi conto di questo fatto e l’iniziare ad esplorare altre strade. Mentre nel primo stadio la mente dello studente era totalmente presa dai particolari “meccanici” di esecuzione, in Ha sono diventati una seconda natura ed è ora in grado di ragionare sulla loro natura e il loro significato. Si matura una comprensione profonda dell’arte e della sua applicazione alla Realtà. Da questa attività mentale ci si rende conto che esistono più strade verso un dato obbiettivo, e sperimentando con la loro applicazione si diventa in grado di applicare quella più adatta ad ogni situazione. In altre parole si aggiungono strumenti alla propria personale “cassetta degli attrezzi” o bagaglio tecnico. Ora si ha la base di esperienza necessaria per distinguere le differenze e gli ambiti di applicazione delle varie scuole, di riconoscere pattern e applicarli.
  3. Ri: è lo stadio della trascendenza, dell’andare oltre il metodo appreso. A questo punto lo studente è diventato un praticante, ha sviluppato la propria comprensione e comincia a sviluppare le proprie idee personali e a testarle nella Realtà. L’arte è diventata parte del praticante che la applica senza nemmeno rendersene conto. Dispone di soluzioni diverse, è in grado di applicare la migliore ad ogni situazione ed è persino in grado di creare una soluzione ad-hoc quando non ne esiste una preesistente. Dopo un certo tempo in Ri, il praticante è un Maestro.

La coscienza di Shu-Ha-Ri

Con la tua nuova conoscenza degli stadi di apprendimento, ora capirai il perchè certe soluzioni pur essendo tutte vere non sono adatte per tutti: insegnamenti dati ad uno stadio diverso da quello in cui ci si trova, pur essendo corretti, sono inutili e persino dannosi. Ecco perchè nell’Aikido questa distinzione è molto ben conosciuta da ogni Maestro, ed è il Maestro stesso a decidere quando un allievo è pronto per passare allo stadio di insegnamento successivo.

Userò sempre l’Aikido per mostrare come gli insegnamenti ad uno stadio diverso siano inadatti:

  1. Shu: uno studente a questo stadio è, come precedentemente illustrato, inesperto e ha bisogno di istruzioni precise. Un insegnamento a livello Ha di solito non si cura dei minimi particolari tecnici di cui invece ha bisogno lo studente in Shu, e invece illustra diversi approcci: di conseguenza il povero studente sarà confuso perchè non saprà cosa applicare e quando, e frustrato dagli insuccessi perchè non saprà come applicare quegli insegnamenti. L’allievo potrebbe essere sopraffato dalla confusione e mollare tutto, oppure potrebbe praticare erroneamente a causa della mancanza dei fondamenti. Per non parlare poi dello stadio Ri: “non pensarci troppo”, “è facile lasciati andare”. Tutti insegnamenti corretti, ma solo con una valida base a disposizione e quindi assolutamente inutili al novizio.
  2. Ha: l’allievo diventa praticamente, dispone di un bagaglio tecnico di base e può cominciare a ragionare sul significato, ma ancora una volta suggerimenti “vaghi” e trascendenti come quelli dello stadio Ri sono più che altro fonte di confusione.
  3. Ri: qua non c’è molto da dire visto che il praticante continua a camminare con le proprie gambe e ad esercitare il proprio pensiero critico. Qui è più che altro la Realtà, la Vita, a fare da maestra.

Si comincia!

Ogni viaggio di mille miglia comincia con un passo.
– Lao Tzu, Tao Te Ching

Qual’è il modo migliore di fare il primo passo verso la maestria? Una volta chiaro cosa vuoi apprendere, guardati in giro e cerca un metodo che ti garba: non perderci troppo tempo e fidati del tuo istinto. Dopodichè applicati in quel metodo con costanza e senza curarti di altro fino a che raggiungi lo stadio Ha.

Una cosa è certa: sarà un viaggio estremamente eccitante 🙂

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RE: Wiki e conoscenza collettiva

A quanto pare wordpress non mi permette di inserire questo come risposta al commento dell’articolo in questione, così mi vedo costretto a metterlo in forma di post autonomo. Si tratta del mio commento all’articolo di Sam Vaknin riguardo Wikipedia:

http://www.translationdirectory.com/article1131.htm

Ecco il commento:

—-

Grazie per il link. Non credo che questo sia il luogo per considerare l’articolo punto per punto, ma ecco la mia opinione: essenzialmente l’autore dice che i difetti maggiori riguardano il fatto che qualunque ragazzino può scrivere ciò che vuole su wikipedia in forma anonima, manipolare i fatti e auto-promuoversi. Da questo punto di vista, so che in uno studio controverso della rivista Nature wikipedia è stata equiparata alla prestigiosa Britannica:

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=56877
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1443735
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1320386

E che wikipedia, è una “creatura” ancora giovane e in continuo mutamento:

http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1363350
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1331332
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1321233

Ciò che mi affascina di questo progetto, e che voglio esplorare, è il modello di sviluppo stile “bazaar” che sta dando tanti risultati in molti campi. Ecco come wikipedia replica alle critiche:

http://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:Risposte_alle_obiezioni_comuni

Anche se lo stesso co-fondatore di Wikipedia, Larry Sanger ha preferito creare un nuovo progetto (basato su wp) di nome Citizendum, con articoli scritti da esperti e revisionati da persone rigorosamente registrare (non anonime):

http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1651600
http://www.citizendium.org/

Un altro punto su cui si lamenta Vaknin, è che la gente spesso preferisce gli articoli anonimi di wikipedia, rispetto a quelli scritti da esperti accreditati. Senza considerare che a volte i cosiddetti “esperti” hanno interessi di parte e figurano sul libro paga di grandi industrie, c’è qualche dubbio sulle qualifiche dello stesso autore delle critiche:

La sua biografia dice cha ha un Ph.D. conseguito alla Pacific West University, una università che non è accreditata:

http://www.ope.ed.gov/accreditation/

e secondo il GAO (United States Government Accountability Office) concede titoli di studio con troppa “disinvoltura”:

http://www.gao.gov/new.items/d041096t.pdf
http://www.gao.gov/new.items/d04771t.pdf

Tanto che Washington definisce l’uso di un tale titolo “un reato”:

http://www.leg.wa.gov/…/2507-S.SL.pdf

Comunque posso parlare solo per sentito dire di questo progetto, ecco perchè intendo verificare personalmente. Credo anche che sarebbe da fare un discorso molto più ampio, ma per ora mi fermi qui.

Chiedo scusa per la lunga risposta e grazie ancora!

Ricerca pericolosa

Bisogna fare attenzione nella ricerca della verità. Il fascino delle teorie “controcorrente” è innegabile, ma qual’è la ragione di questa attrazione?

Una volta venuti a conoscenza di un “segreto”, qualunque esso sia, ci si sente in qualche modo superiori alla massa che non lo conosce. Ci si sente speciali, importanti. A volte succede che si finisce per accettare verità che non sono tali, solo per l’illusorio senso di superiorità che instillano in chi vi crede.

Ecco perchè la ricerca della verità è pericolosa. Bisogna essere saldi interiormente, ed evitare di farsi lusingare da teorie improbabili o dai “segreti ultimi”. L’unico metro con cui giudicare ogni cosa è il sentire individuale. La prima cosa di cui prendere coscienza è che non c’è nessuna gara da vincere, nessun avversario da battere se non se stessi.

Una valigia piena di domande

Eccomi qui, tornato dalle ferie dopo un bellissimo soggiorno in mezzo alla natura. Questa vacanza mi ha dato modo di pensare, e di tornare con la valigia piena non di risposte, bensì di ulteriori domande. E per fortuna è così. Significa che ho conservato la mia curiosità verso la conoscenza, senza darle un nome preciso. Scienza, filosofia, letteratura, arte… mi sento libero di spaziare attraverso lo spettro completo dell’esperienza umana senza limitazioni. Senza quel genere di limitazioni che la gente si costruisce da sè nella falsa convinzione di riceverne sicurezza.

Costruirsi da soli una gabbia nella quale rinchiudersi per evitare di confrontarsi con il mondo. Siamo circondati da una mole immensa di informazioni, la verità ci urla letteralmente nelle orecchie. Orecchie che ci turiamo, per paura che il grido demolisca quel piccolo e traballante castello di carte che sono le nostre convinzioni. Essere liberi da condizionamenti, e in particolare dai condizionamenti che ci auto-imponiamo.

Cercare sicurezza è una cosa naturale, ma la sicurezza fondata e mantenuta a tutti i costi in modo irrazionale diventa ottusità. Coraggio, ecco cosa ci vuole. Il coraggio di difendere le proprie idee, ma al contempo essere disposti a cambiarle (anche radicalmente), qualora si dimostri necessario. In sostanza avere a cuore una sola sicurezza: quella che si continuerà a vivere cercando di avvicinarsi sempre di più alla comprensione della verità.