Salpa dal porto sicuro ed esplora!

“Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn’t do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.” – Mark Twain

Vent’anni da adesso sarai deluso più dalle cose che non hai fatto piuttosto che da quelle che hai fatto. Quindi leva l’ancora. Salpa dal porto sicuro. Cattura il vento nelle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.

Pubblicità

Ruminatori: attenzione alla CBT

Ho scritto in un paio di precedenti post su come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC o CBT) sia uno strumento utilissimo e di provata efficacia per il raggiungimento del benessere psicologico. Tuttavia una recente ricerca lancia una avvertimento da prendere in considerazione a questo riguardo.

Si tratta di uno studio preliminare condotto per verificare l’efficacia dei libri di auto-terapia basati sulla CBT (Cognitive-Behavioural Theraphy) su un campione (limitato) di studenti a rischio di depressione. Sono stati predisposti diversi gruppi di controllo: uno ha utilizzato il libro “Benessere della mente per negati” da me consigliato nei post precedenti, un secondo gruppo un altro libro di CBT ma che utilizza un approccio “alternativo” e un terzo con libri di altro tipo.

“Benessere della mente per negati” adotta l’approccio terapeutico classico della CBT: l’identificazione dei pensieri negativi e relativa disputa con strumenti come ad esempio la scheda ABCD e la conoscenza degli errori cognitivi più diffusi, mentre i libri usati dal secondo gruppo di controllo presentano sempre la CBT ma senza questo processo di identificazione e disputa.

Risultato: I libri di auto-terapia basati sulla CBT che insegnano la relazione tra eventi-pensieri-emozioni e prevedono l’identificazione di pensieri negativi con relativa disputa possono essere negativi per chi tende a “ruminare” (ovvero pensare e ripensare a cose negative). Per queste persone è più indicata una forma di terapia che NON si basi sulla disputa dei pensieri negativi.

Fonte: Haeffel, G. (2010). When self-help is no-help: Traditional cognitive skills training does not prevent depressive symptoms in people who ruminate. Behaviours Research Therapy, 48(2), 152-157 DOI

Commento

Alla luce di questo studio, seppur preliminare, si evidenziano dei possibili rischi nella pratica autonoma della CBT:

  • Si basa sull’idea che alcuni pensieri sono cattivi e vanno eliminati.
  • Rischia di generare loop ossessivi su pensieri difficili.

Questo perchè al cuore dell’approccio terapeutico c’è l’idea che alcuni pensieri siano “giusti” e altri “sbagliati”, e che quest’ultimi vadano combattuti ed eliminati. Questo, in alcune persone che stanno lavorando con la CBT, crea un senso di colpa ogni volta che provano certi pensieri, il che certamente non aiuta il miglioramento.

Inoltre si sa che la CBT è molto efficace nel trattamento di una gran varietà di disturbi, ma in alcuni casi rimane il rischio di “ricaduta”.

La terza generazione

In pricipio vi fu la REM (Rational-Emotive Theraphy, terapia razionale-emotiva) di Ellis (la “prima generazioni”). Una decina di anni dopo nacque la CBT (la “seconda generazione”).

Negli ultimi anni la psicoterapia ha compiuto ulteriori passi in avanti producendo la “terza generazione” di psicoterapie, ad esempio:

  • ACT (Acceptance-Commitment Theraphy)
  • MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Theraphy)

Che differiscono dalla CBT per un’idea fondamentale:

Non sono i pensieri ad essere il problema, ma l’AGIRE in base ad essi come fossero VERI ad esserlo.

In altre parole, queste terapie non dicono se un pensiero è “giusto” o “sbagliato”, ma insegnano l’indipendenza dai pensieri e mettono in grado di agire per il meglio uscendo dalla propria testa per vivere la propria vita LIBERI dal giogo di pensieri negativi, oppressivi e deprimenti.

Questa forma di terapia, ha anche il vantaggio di eliminare il problema delle ricadute.

Riassunto

  • La CBT praticata autonomamente può avere effetti negativi in chi tende a “ruminare”.
  • La CBT si basa sulla relazione eventi-pensieri-emozioni e sulla distinzione tra pensieri “giusti” e “sbagliati”. C’è il rischio di loop ossessivi e di AUMENTO dei sintomi depressivi.
  • La “terza generazione” (ACT, MBCT, The Work, ecc) si basa sull’indipendenza dai pensieri senza preoccuparsi troppo se siano veri o falsi, sull’uscire dalla propria testa e vivere la propria vita.

“Do not dwell on the past, do not dream of the future, concentrate the mind in the present moment.” –Buddha

Maestria: apprendimento orientato all’esperienza

Ti è sempre stato detto che leggere e imparare è importantissimo, e tu adori imparare. Ami tenere tra le mani e sfogliare un libro, ami osservare la tua pregevole libreria fornitissima di pesanti tomi zeppi di conoscenza. Sei un esploratore dell’ignoto, un infonauta.

Da infonauta a procrastinatore professionista

Ma non tutta la lettura è buona. A volte la lettura diventa una scusa per non agire, e ti ritrovi a leggere un trattato sulla coltivazione del riso in Cambogia anche se sai che molto probabilmente non ti servirà mai. Ed ecco che l’infonauta si è trasformato in un procrastinatore professionista, un dottissimo teorico che non è in grado di provare sul campo la propria conoscenza.

Un teorico del genere è vittima delle circostanze e non è in grado di esercitare quel pensiero critico che lo aiuterebbe a discernere la verità dalle imprecisioni. Mancandogli quella base di esperienza da utilizzare come base, come “coltello mentale”, per discernere i fatti dalle elucubrazioni mentali si ritroverà nel mezzo di una discussione tra due punti di vista senza saperne cogliere i vari aspetti e le varie sfumatore.

Apprendimento adattivo

Per evitare questa fine, bisogna ripensare alle proprie priorità e al proprio modo di apprendere nuove informazioni. Propongo di adottare un processo di apprendimento adattivo, nel quale si comincia prima con un problema e poi si cerca la soluzione.

La necessità è la madre di tutte le invenzioni.

Il partire da un problema esistente qui e ora che necessita di una soluzione, il più delle volte implica un processo di ricerca e apprendimento. La differenza è che ora questo apprendimento è radicato nella Realtà e in un problema reale, del quale abbiamo esperienza e in cui potremo applicare subito quello che abbiamo imparato. In questo modo avremo esperienza sia del problema che della soluzione e potremo esprimere il nostro parere, partecipare a discussioni e discernere il parzialmente vero dal completamente falso.

Riassumento, l’essenza dell’apprendimento orientato all’esperienza (experience-oriented learning) è questo:

  1. Problema reale: esperienza del problema
  2. Ricerca di una soluzione: apprendimento
  3. Soluzione del problema: applicazione (esperienza) della soluzione

Parole chiave: action-oriented, purposeful learning, project-oriented learning, just-in-time learning.

Il senso della vita

Se pensi che in questo post tenterò di dare una risposta a questa domanda che il genere umano si pone da millenni ti sbagli, mi dispiace.

Invece vorrei porre la questione in termini diversi: e se questa vita non avesse un senso? Se veramente tutto ciò di cui facciamo esperienza fosse un complesso meccanismo di interazioni e influenze reciproche continue senza via d’uscita, scappatoie, luci accecanti e realtà superiori ovattate e pervase di musica celestiale?

E se quella che vorremmo fosse una via d’uscita in realtà fosse accettare questa realtà e fare del proprio meglio per ottenere la pace della mente?

Non sto dicendo che sia così, ma nemmeno che non lo sia. Indipendentemente dalla tua risposta e della tue opinioni, ciò che è più importante è il rifletterci. Chi arriva alla verità è colui che esplora senza sosta nuove idee, nuovi punti di vista e chi ne fa esperienza.

Un blogger una volta ha detto che il vero valore di un blog comincia dove finisce il post dell’autore… sentitevi liberi di commentare, mi interessa la vostra opinione 🙂

Piccola spiritualità

Dove sta la spiritualità? Nella ricerca infinita dell’ignoto? Non solo, anche le più piccole cose non sono altro che lo specchio della Ricerca. L’importanza è data dal modo in cui la si guarda, non è qualcosa di intrinseco. Sei importante nella misura in cui ti relazioni con la realtà (fisica e non) che ti circonda.

E’ questione di disposizione mentale, quando hai un atteggiamento aperto noti molte più cose di quelle che noteresti se fossi concentrato su una in particolare. Camminare nella vita è come esplorare un bosco senza bussola nè sapere di preciso dove si sta andando, non esistono strade tracciate sicure, e molte non portano da nessuna parte. Ognuno decide per sè. Si parte soli e soli si arriverà alla meta, qualunque essa sia.

Essere consapevoli di questo e affrontare la situazione a testa alta significa essere quello che Nietzsche chiama superuomo (o superdonna ovviamente). Io ho rinunciato a lamentarmi di non avere una bussola, mi affido al mio istinto fiducioso che questo mi condurrà al prossimo albero lungo il mio cammino.

Walk on, silly boy!!!

Esplorando la blogsfera

La ricerca è sempre stata importante nella mia esistenza, e mi trovo spesso a fagocitare informazioni da molte fonti, e degli argomenti più disparati.

Qui ci sono alcuni articoli interessanti:
Digital Subdivide
Combattere la Propaganda

E’ meraviglioso quando d’un tratto trovi la chiave, l’anello mancante, che ti porta a collegare tra loro un gran numero di informazioni, fino a formare un nuovo punto di vista su una realtà fin’ora pressochè sconosciuta.
Questo è quello che mi è accaduto all’apertura di questo blog, quando ho scoperto che la blogsfera è una vera e propria rete organizzata dal basso, una forma di rete sociale:
Reti Sociali da Wikipedia