Senso mistico e pragmatico

Mi sono accorto che ultimamente i post hanno cambiato un po’ tenore: sono diventati più personali e hanno perso un po’ di quell’atmosfera meditabonda che avevano. Che sia il segno di un cambiamento? Indubbiamente ho vissuto una serie di eventi che mi hanno portato a vedere la vita da un’angolazione diversa, ma non è mai stata mia intenzione far diventare questo spazio una sorta di luogo dove scrivere “caro diario” o lagnarmi su quanto sia ingiusta la vita. Simili esternazioni sono dolorose per me e probabilmente irritanti per chi legge.

Se è vero che la Storia è destinata a ripetersi, questo mi pare vero anche per la storia con la s minuscola, quella personale. Se è un ciclo, allora sento che la voglia di scrivere sta tornando così come quel “senso mistico” che guidava le mie dita tempo fa. Lo Yang volge al tramonto per far posto allo Yin, il “senso pragmatico” al “senso mistico”.
Povero l’uomo costretto ad altalenare senza sosta tra queste due attitudini! Beato chi riesce a raggiungere l’equilibrio!

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3 pensieri su “Senso mistico e pragmatico

  1. Chissà, forse è proprio quell'”altalenare” (che a volte rischia di farci disperare) la forma se non più perfetta senz’altro più accessibile di equilibrio! In fondo si tratta di due aspetti di una medesima realtà, oltre tutto evanescente ed impermanente in sé (se mi si concede il paradosso!). Forse l’equilibrio si giuoca proprio su quell’altalenare, e non tanto su un forse impossibile stato equidistante dai due aspetti.

  2. D’altronde qual’è l’alternativa all’eterno altalenare? Credo sia l’unico modo per non cadere completamente vittime dell’uno o dell’altro lato della realtà. Realtà fatta di opposti che si avvicendano continuamente, se trascendiamo questo cambiamento continuo, allora trascendiamo anche la realtà: andiamo oltre.

  3. Hai proprio ragione! Certo non è facile, specie per noi occidentali col nostro secolare bagaglio razionale di stampo greco (per altri versi favoloso!) filtrato attraverso l’Umanesimo, il razionalismo e quant’altro, pacificarci, accettare non già quell’altalenarsi, ma razionalizzare che il medesimo, coscientemente abbracciato, è già l’agognato equilibrio.

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